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12 ottobre 539 a.C.: Babilonia cade in una notte, senza battaglia

Una delle più grandi città del mondo antico si arrende ai Persiani senza combattere. La Bibbia lega quella notte alla scritta sul muro.

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12 ottobre 539 a.C.: Babilonia cade in una notte, senza battaglia

La notte del sedicesimo giorno

Babilonia, mese di Tashritu. Il sedicesimo giorno, il nostro 12 ottobre del 539 a.C., un generale persiano varca le porte di una delle più grandi città del mondo antico. Si chiama Ugbaru, governatore del Gutium, e guida l'esercito di Ciro il Grande.

Il re Nabonide non c'è: è già fuggito. Due giorni prima anche Sippar è caduta. A raccontarlo è una tavoletta d'argilla, la Cronaca di Nabonide, con una formula che ancora oggi stupisce gli storici: i Persiani entrano a Babilonia «senza battaglia».

La mano che scrive sul muro

La Bibbia ricorda quella notte in modo molto diverso. Nel capitolo 5 del libro di Daniele il reggente Baldassarre, figlio di Nabonide, dà un banchetto e beve nei vasi sacri presi al Tempio di Gerusalemme. Una mano compare e incide sul muro quattro parole: Mene, Mene, Tekel, Upharsin. Daniele le legge come una condanna. Quella notte stessa Baldassarre muore.

Anche il greco Senofonte scrive che la città era in festa, ed Erodoto aggiunge un dettaglio da film: i Persiani avrebbero deviato l'Eufrate per entrare camminando nel letto del fiume.

Un enigma ancora aperto

Ciro entra in città solo diciassette giorni dopo, da liberatore. Ma è andata davvero così? Lo storico Pierre Briant giudica poco credibile la resa «senza battaglia»: forse è la versione voluta dai vincitori.

Tradimento, festa o propaganda: tu che cosa pensi sia successo quella notte a Babilonia?