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Houdini giurò di tornare dalla morte: il codice segreto

Passò la vita a smascherare i medium. Poi promise alla moglie di tornare, con una parola che solo lei conosceva. Una volta, quella parola arrivò.

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Houdini giurò di tornare dalla morte: il codice segreto

Tredici sedie, ore 13:26

New York, 278 West 113th Street. La casa che un secolo fa apparteneva a uno degli uomini più famosi d'America. Il 31 ottobre 2026, alle 13:26 in punto, tredici persone in abito da sera si siederanno attorno a un tavolo. Hanno pagato 2.500 dollari a testa. Aspetteranno che parli un morto.

L'ora non è casuale. Alle 13:26 del 31 ottobre 1926, in un letto del Grace Hospital di Detroit, morì Harry Houdini. Aveva 52 anni. Prima di andarsene aveva fatto una promessa alla moglie: se dall'altra parte esiste qualcosa, tornerò a dirtelo. E per essere sicuri che nessun imbroglione potesse spacciarsi per lui, i due avevano concordato un codice segreto.

Cento anni dopo, quel codice è il centro di decine di sedute in tutto il mondo. Ma la storia vera di quelle parole è più scomoda di qualunque fantasma.

Il ragazzo che ingannava i vedovi

Si chiamava Erik Weisz ed era nato a Budapest il 24 marzo 1874, figlio di un rabbino. In America diventò Harry Houdini, il Re delle manette: l'uomo che si liberava da manette e catene e che evadeva da un bidone del latte sigillato.

Meno noto è l'inizio. Negli anni della gavetta nel vaudeville, Houdini aveva fatto anche il finto medium: conosceva dall'interno i trucchi con cui si fingeva di parlare con i defunti. Anni dopo lo avrebbe riassunto a un giornale di Los Angeles con una formula rimasta celebre: per smascherare un imbroglione ci vuole un imbroglione.

Nel 1913 morì sua madre. Houdini scrisse che fu quella perdita a spingerlo a cercare, con ostinazione, un medium autentico. Non lo trovò mai. Trovò invece un'America piena di lutti, dopo la Grande Guerra, e piena di persone pronte a vendere ai vedovi e alle madri un messaggio dall'aldilà.

Una croce in cima al foglio

Nel 1920 Houdini strinse amicizia con Arthur Conan Doyle. Il creatore di Sherlock Holmes, medico, era diventato uno dei più convinti sostenitori dello spiritismo. Sua moglie Jean praticava la scrittura automatica: la mano, sosteneva, guidata dai defunti.

Durante una seduta, Lady Doyle riempì cinque pagine con un messaggio che attribuì alla madre di Houdini. Lui tacque. In privato concluse che non c'era niente di vero, e lo spiegò con un dettaglio: in cima a ogni foglio era tracciata una croce. Sua madre era ebrea, moglie di un rabbino.

L'amicizia finì in una guerra pubblica, combattuta sui giornali, nei teatri e perfino davanti al Congresso. Doyle rifiutava di credere agli smascheramenti dell'amico. Arrivò a convincersi del contrario: che Houdini fosse lui stesso un potente medium, e che usasse i suoi poteri per bloccare quelli degli altri.

La strega di Boston

La resa dei conti arrivò nel 1924. La rivista Scientific American aveva messo in palio 2.500 dollari per chiunque producesse fenomeni spiritici sotto controllo. In giuria sedevano scienziati di Harvard e del MIT. E Houdini, come garanzia contro i trucchi.

La candidata più forte era Mina Crandon, detta Margery, moglie di un medico di Boston. Durante le sue trance, raccontavano i presenti, uno spirito pizzicava gli ospiti, tirava i capelli, spostava gli oggetti. Il 23 e 24 luglio 1924 Houdini partecipò a due sedute in casa Crandon e uscì sostenendo che la donna aveva allungato un piede per far suonare un campanello.

In agosto tornò con un'idea: una grande cassa che lasciava fuori solo la testa e le mani della medium. Il 25 agosto il campanello suonò lo stesso, ma quando si accesero le luci il coperchio della cassa risultò forzato. In un'altra seduta, dentro la cassa, saltò fuori un righello pieghevole. Lei accusò Houdini e il suo assistente di avercelo messo; loro negarono, e la faccenda non è mai stata chiarita. Houdini stampò un opuscolo di quaranta pagine con i metodi della donna. Margery non ebbe il premio.

Nel 1926 il mago portò la sua crociata a Washington, alle udienze su una legge che avrebbe punito nel distretto federale chi prediceva il futuro a pagamento. Mostrò ai deputati le trombe spiritiche e le lavagnette truccate. La sala era piena di medium. La legge morì in commissione. A lui restavano pochi mesi.

Un pugno a Montréal

Il 22 ottobre 1926 Houdini è nel suo camerino al Princess Theatre di Montréal. Ha una caviglia rotta ed è sdraiato su un divano. Un giovane, Jocelyn Gordon Whitehead, lo colpisce più volte all'addome: due testimoni descriveranno poi la scena all'assicurazione.

Due giorni dopo, il 24 ottobre, sale sul palco del Garrick Theater di Detroit con 40 di febbre. Secondo le cronache sviene durante lo spettacolo, lo rianimano, va avanti. È la sua ultima esibizione. Quando finalmente un medico lo visita ha un'appendicite acuta. E rifiuta l'operazione.

Muore di peritonite il giorno di Halloween. I medici e i biografi discutono ancora se i pugni c'entrino davvero: secondo alcuni l'appendicite era già in corso. L'assicurazione concluse di sì, e pagò il doppio. Al funerale, il 4 novembre a New York, c'erano più di duemila persone. Qualcuno, allora, accusò apertamente gli spiritisti di averlo voluto morto. Nessuno lo ha mai dimostrato.

Rosabelle, credi

Restava Bess. Wilhelmina Beatrice Rahner, sposata nel 1894, assistente di scena per una vita. Il codice concordato con il marito partiva da una parola, Rosabelle: il titolo della canzone che lei cantava quando si erano conosciuti, incisa all'interno della sua fede nuziale. Seguiva una serie di parole in cui ogni termine valeva una lettera, fino a comporre un verbo: believe, credi.

Si racconta che Bess tenesse accesa una candela accanto alla fotografia di Harry. Di certo, ogni 31 ottobre, per dieci anni, organizzò una seduta.

L'ultima fu nel 1936, sul tetto del Knickerbocker Hotel di Hollywood, con il suo manager Edward Saint. Non accadde niente. Bess dichiarò che Houdini non si era manifestato e che non credeva più che potesse tornare, da lei o da chiunque altro. Poi spense la candela. Anni dopo liquidò la questione così: dieci anni sono abbastanza per aspettare un uomo.

Morì nel 1943, su un treno fermo a Needles, in California. Non riposa accanto a lui: la famiglia non permise che una donna cresciuta cattolica fosse sepolta nel cimitero ebraico di Machpelah, nel Queens.

Cento anni, nessuna risposta

La tradizione però non si è fermata. Bess la affidò allo scrittore Walter Gibson, che la passò all'illusionista Dorothy Dietrich. Sarà proprio lei, il 31 ottobre 2026, a guidare la seduta delle 13:26 nella casa della 113ª Strada; altre due, sempre con tredici ospiti, seguiranno in serata.

Il centenario ha moltiplicato gli appuntamenti. Sedute a Chicago, a Petaluma, nel Maryland. A Marshall, nel Michigan, il cerchio si riunirà attorno al bidone del latte da cui Houdini evadeva. A Detroit, la città in cui morì, il museo storico gli dedica una serata. A Budapest, dove nacque, tre giorni di celebrazioni. A Hollywood un'asta di cimeli. La sua tomba, invece, a Halloween viene chiusa ai visitatori.

Molti di questi eventi sono organizzati da scettici e illusionisti: un modo per ricordarlo, dicono, non per chiamarlo davvero. Eppure una volta, una sola, qualcuno sostenne che Houdini avesse risposto.

La volta che il codice arrivò

Ma c'è un modo più inquietante di leggere tutto questo. Perché il messaggio, in realtà, è stato consegnato. Nel 1928 un medium di nome Arthur Ford annunciò di aver contattato la madre di Houdini. L'anno dopo, nel 1929, disse di aver raggiunto lui, e pronunciò il codice per intero. Rosabelle, credi.

Bess, in un primo momento, confermò. Poi ritrattò e parlò di una messinscena. Secondo lo studioso Gordon Stein non serviva nessuno spirito: il codice era stato stampato l'anno prima, a pagina 105 della biografia di Houdini firmata da Harold Kellock. Alcuni testimoni riferirono che Ford aveva ammesso davanti a una giornalista di averlo avuto dalla vedova; lui negò, sostenendo che un impostore pagato si era finto lui. Dopo la sua morte, nel 1971, i biografi trovarono nel suo archivio raccolte di necrologi e ritagli rilegate come libri di poesie: il materiale con cui, secondo loro, studiava i clienti.

Ecco allora che cosa resta dell'esperimento di Houdini. L'unica volta in cui il suo codice è tornato dall'aldilà, è tornato per bocca di un uomo che, secondo i suoi critici, lo aveva semplicemente letto in un libro. E il segreto che doveva proteggere una vedova dagli imbroglioni finì, tre anni dopo il funerale, per essere usato proprio su di lei.

Da allora, un secolo di silenzio. La candela, si dice, bruciò per dieci anni. A spegnerla fu lei.