La censura dell'Antico Testamento: Quando Elohim significava Astronavi
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La teologia tradizionale ci ha abituati a considerare il termine "Elohim" come uno dei tanti nomi di Dio, traducendolo universalmente al singolare. Tuttavia, applicando la traduzione letterale e filologica dei testi ebraici masoretici — spogliando l'Antico Testamento dalle sovrastrutture allegoriche imposte nei secoli —, emerge una realtà radicalmente diversa.
La censura dell'Antico Testamento: Tutti i passaggi in cui la parola "Elohim" indicava una tecnologia d'origine spaziale
I testi antichi non descrivono entità spirituali o visioni mistiche, ma la cronaca reale di esseri in carne e ossa dotati di una tecnologia inconcepibile per l'epoca. In questa analisi vedremo come i passaggi chiave della Bibbia descrivano in modo squisitamente ingegneristico vettori volanti, sistemi di propulsione e scudi termici, svelando la censura teologica che ha trasformato le astronavi in miracoli.
La radice del termine e le descrizioni delle manifestazioni di questi individui, spesso associati alla gloria (Kavod) o a veicoli capaci di sollevarsi in volo tra fiamme e fragori, indicano che la parola "Elohim" non descriveva un'entità spirituale astratta, ma un gruppo di esseri in carne e ossa dotati di conoscenze scientifiche e mezzi di trasporto inconcepibili per gli scribi dell'epoca.
Per comprendere come i passaggi biblici descrivano in realtà delle astronavi o dei vettori volanti, è necessario ridefinire il concetto di Kavod (Spesso tradotto come "Gloria del Signore"). In ebraico antico, la radice K-V-D esprime i concetti di "pesantezza", "massa", "potenza materica" e persino "fegato" (l'organo più pesante).
Quando l'Antico Testamento descrive il Kavod che si muove, si posa o decolla, la narrazione si riempie di dettagli fisici: fumo denso, fuoco, calore insopportabile, vibrazioni del terreno e rumori assordanti che ricordano il passaggio di un moderno propulsore. Non siamo di fronte a una manifestazione spirituale, ma alla descrizione fenomenologica di un oggetto solido, pesante e incandescente. In quest'ottica, gli Elohim sono i comandanti e gli occupanti di queste strutture volanti.
Il libro del profeta Ezechiele contiene la descrizione ingegneristica più dettagliata di una tecnologia aerea presente nell'intera Bibbia. Il profeta osserva un "vento tempestoso" provenire dal nord, una "grande nube con un fuoco fulgurante". Al centro di questo fuoco emerge la sagoma di quattro esseri viventi, associati a strutture circolari definite "ruote dentro le ruote" (Ophanim).
L'analisi letterale evidenzia elementi puramente meccanici: i "piedi diritti" che scintillano come bronzo tirato a lucido richiamano i supporti o i carrelli d'atterraggio metallici. Il movimento delle ruote, capaci di muoversi in quattro direzioni senza girarsi, descrive un sistema di propulsione omnidirezionale. Sopra le teste di questi esseri vi è una piattaforma rigida, "simile a un cristallo terribile", che funge da cupola protettiva o pavimentazione di una cabina di pilotaggio, sopra la quale si trova lo scranno del comandante degli Elohim. Ezechiele non descrive una visione mistica, ma descrive con i propri limitati strumenti linguistici l'atterraggio di un modulo spaziale.
L'incontro tra Mosè e gli Elohim sul Sinai presenta tutti i connotati di un evento ad alto impatto tecnologico. Il monte è interamente fumante perché l'Elohim vi è sceso "nel fuoco"; il fumo sale come quello di una fornace e l'intero monte trema violentemente.
Il suono del Shofar (tradotto tradizionalmente come corno o tromba) aumenta progressivamente di intensità a livelli insopportabili. Un corno naturale, suonato da polmoni umani, possiede un limite acustico invalicabile; un suono che cresce costantemente in volume e frequenza indica invece una sorgente meccanica o artificiale, compatibile con il rombo di una turbina in fase di accelerazione prima del decollo dell'alloggiamento degli Elohim.
Il passaggio del profeta Elia descrive la separazione fisica tra lui ed Eliseo a causa di un "carro di fuoco" e "cavalli di fuoco". Elia viene sollevato in cielo all'interno di un turbine.
L'uso dei termini "carro" (Merkavah) e "cavalli" rappresenta lo sforzo dello scriba di catalogare l'ignoto utilizzando il noto: l'unico mezzo di trasporto veloce e mobile dell'epoca era il carro trainato da quadrupedi. Definirli "di fuoco" serve a specificare che la loro natura non era biologica o di legno, ma emetteva luce, calore e scarichi incandescenti, agendo come un vero e proprio vettore da trasporto ad alta quota.
La sostituzione sistematica della natura plurale e tecnologica degli Elohim a favore di una visione monoteistica e immateriale è il risultato di una successiva operazione teologica. Nei testi più antichi, la distinzione tra i vari gruppi di Elohim e i loro rispettivi territori era geografica e militare, non spirituale.
Quando i testi descrivono le battaglie aeree o l'uso di armi distruttive (come l'annientamento di Sodoma e Gomorra attraverso una pioggia di zolfo e fuoco che brucia il suolo in profondità), le azioni degli Elohim riflettono dinamiche di superiorità tattica basate sul possesso di armi termobariche o a energia diretta, e non su miracoli metafisici. La censura operata dalle traduzioni successive ha rimosso la fisicità di queste macchine per trasformare i piloti in angeli incorporei e le astronavi in nubi simboliche, occultando la tecnologia originale dietro il velo del mito religioso.

