Le Defixiones di Bath: Le tavolette di piombo romane che invocavano demoni per uccidere i nemici
Quando si pensa all'Impero Romano, la mente corre subito alla maestosità del Colosseo, alla disciplina delle legioni o alla perfezione del diritto romano. Esiste tuttavia un lato oscuro, taciuto dai libri di testo ma scolpito in maniera indelebile nel metallo: un mondo sotterraneo fatto di necromanzia, fatture di sangue e contratti sigillati con entità ctonie.
Il luogo centrale di questo mistero si trova ad Aquae Sulis, l'attuale cittadina di Bath, nel Somerset inglese. Qui, sul fondo della grande vasca della fonte sacra alimentata da acque termali calde, gli archeologi hanno portato alla luce oltre 130 defixiones: lamine di piombo arrotolate su se stesse, trafitte con chiodi arrugginiti e scagliate nell'abisso acquatico per condannare una vittima designate a patimenti atroci o alla morte.
Mentre l'accademia ufficiale liquida questi reperti come semplici "richieste di giustizia divina" per piccoli furti o dispute di quartiere, l'analisi dei testi e delle tecniche rituali rivela una struttura operativa ben più complessa. Ci troviamo di fronte ai resti di una vera e propria rete di magia nera istituzionalizzata, usata dall'élite romana per eliminare rivali politici, commerciali e personali senza lasciare alcuna traccia fisica.
1. Il Metallo del Morte: Perché il Piombo?
La scelta del materiale per la creazione delle defixiones non fu affatto casuale o dettata dalla semplice reperibilità. Nella magia egizio-ellenistica e nella tradizione romana, il piombo (plumbum) era considerato il metallo per eccellenza legato al pianeta Saturno, alla decomposizione e agli inferi.
Freddo e pesante: A differenza dell'oro o del rame, il piombo è un metallo denso, scuro e freddo al tatto. Rappresentava visivamente e fisicamente la rigidità del cadavere e il peso della tomba.
Incorruttibile ma tossico: Resistente all'acqua ma altamente tossico per l'organismo umano, il piombo simboleggiava un veleno lento e invisibile destinato a insinuarsi nel corpo della vittima.
L'atto del trafiggere: Prima di essere gettata nella fonte calda, la lamina veniva incisa, piegata o arrotolata e poi trapassata da parte a parte con un chiodo di ferro. Questo atto non era una semplice chiusura meccanica: il chiodo (defixio deriva dal latino defigere, "infiggere", "bloccare") serviva a "inchiodare" la volontà, la salute e la vita stessa del bersaglio.






