Un volto sotto il pavimento
La Almoloya, Murcia, sud-est della Spagna. Una collina isolata ai piedi della Sierra Espuña, nel territorio di Pliego. Gli archeologi dell'Università Autonoma di Barcellona stanno scavando la tomba di una giovane donna incinta, sepolta in due grandi giare all'estremità di una sala. Dall'altra parte della stanza, vicino al grande focolare, il pavimento restituisce qualcosa che nessuno stava cercando: un cranio umano.
Non è in un'urna. Non è in una cista di pietra. È appena sotto la superficie su cui si camminava, a circa un centimetro di profondità. E tra i denti stringe una grossa pietra.
Gli scavatori lo registrano con una sigla, AY5. Poi gli danno un soprannome che gli resterà addosso: «il nemico». Oggi un nuovo studio sostiene che quel nome non basta, e che in quella stanza, 3.700 anni fa, non si consumò una semplice punizione. Si consumò un rito di magia.


