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Enfield: «Sono morto su quella poltrona». La voce era vera?

Una casa popolare a nord di Londra, diciotto mesi di fenomeni, più di trenta testimoni. E un nastro in cui una bambina di undici anni racconta la morte di un vecchio.

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Enfield: «Sono morto su quella poltrona». La voce era vera?

La cassettiera che camminava

Enfield, periferia nord di Londra. Al 284 di Green Street, nel quartiere di Brimsdown, c'è una casa popolare a schiera come tante. Nell'estate del 1977 ci vive Peggy Hodgson, madre sola, con quattro figli: Margaret, che ha dodici o tredici anni a seconda delle fonti, Janet, undici, Johnny, dieci, e Billy, sette.

La sera del 30 agosto Janet dice alla madre che i letti dei fratelli stanno traballando. Peggy non ci fa caso. La sera dopo, il 31, sente un rumore forte venire dal piano di sopra. Sale. Nella camera c'è una pesante cassettiera di quercia, e si sta muovendo verso la porta. Peggy prova a fermarla.

Janet, da adulta, descriverà così l'inizio: cominciò in una camera sul retro, la cassettiera si spostò, e si sentiva come uno strisciare di passi.

Secondo alcuni resoconti, poco prima che tutto cominciasse Janet e Margaret avevano giocato con una tavola Ouija. Quella notte, comunque, Peggy prende i bambini ed esce a chiedere aiuto.

Il vicino e la poliziotta

I vicini si chiamano Vic e Peggy Nottingham. Vic entra in casa a controllare. Sente dei colpi: nella parete, nella camera da letto, sul soffitto. Lo dirà lui stesso: cominciava ad avere un po' paura.

Qualcuno chiama la polizia. Tra gli agenti c'è una poliziotta, Carolyn Heeps. Quello che vede lo mette per iscritto, in una dichiarazione firmata. Una poltrona si solleva di circa un centimetro dal pavimento e scivola di lato per un metro, forse poco più. Heeps la controlla. Non riesce a stabilire che cosa l'abbia mossa.

Per un caso di fantasmi è un fatto raro: un agente in servizio che firma di aver visto un mobile spostarsi da solo. Non è un reato, però, e la polizia non può fare altro. Gli Hodgson si rivolgono a un giornale.

Arrivano gli investigatori

Il giornale è il Daily Mirror. Il fotografo Graham Morris scatta le immagini che faranno il giro del mondo. La notizia arriva alla Society for Psychical Research, l'associazione britannica che studia i fenomeni ritenuti paranormali.

Del caso si occupano due suoi membri. Il primo è Maurice Grosse, nato a Londra nel 1919. Il secondo è lo scrittore Guy Lyon Playfair, che nel 1980 racconterà tutto in un libro: This House Is Haunted, «Questa casa è infestata».

Restano legati a quella casa per circa diciotto mesi, fino al 1979. Grosse registra ore e ore di nastri. In quel periodo più di trenta persone, tra vicini, giornalisti e ricercatori, dichiarano di aver assistito a qualcosa.

Che cosa videro

L'elenco, messo insieme dalle testimonianze, è lungo. Mobili pesanti che si spostano. Oggetti scagliati da una parte all'altra delle stanze. Sedie rovesciate. Colpi nei muri. Fischi, latrati. Correnti d'aria gelida. Pozze d'acqua sul pavimento. Fiammiferi che si accendono da soli.

Al centro c'è quasi sempre Janet. È lei che compare nelle fotografie più famose, a mezz'aria sopra il letto, con il viso contratto. Per chi crede al caso sono levitazioni. Due passanti, un fornaio e una vigilessa addetta all'attraversamento dei bambini, riferiscono di averla vista sospesa sopra il letto guardando dalla finestra del piano di sopra.

Poi, a un certo punto, Grosse, a quanto si racconta, lo dice ad alta voce: adesso manca solo che le voci si mettano a parlare.

Lo fanno.

La voce di Bill

Dalla gola di Janet comincia a uscire una voce che non è la sua. È maschile, roca, bassa. Dice di chiamarsi Bill.

In una registrazione racconta la propria morte. Poco prima di morire, dice, era diventato cieco. Poi aveva avuto un'emorragia, si era addormentato ed era morto sulla poltrona, nell'angolo, al piano di sotto.

Chi è Bill? Nessuno, lì per lì, lo sa. Ma il nastro viene trasmesso durante un programma radiofonico a cui partecipa Grosse. Un ascoltatore si fa avanti: quella voce, dice, racconta la storia di suo padre.

L'uomo si chiamava William Charles Wilkins. Aveva vissuto in quella casa. Era diventato cieco, aveva avuto un'emorragia ed era morto su una poltrona al piano terra il 20 giugno 1963. Quattordici anni prima che la famiglia Hodgson sentisse il primo colpo nel muro.

Il figlio, Terry Wilkins, conferma i particolari. Ed è su questo punto che, ancora oggi, chi difende il caso pianta la sua bandiera.

I dubbi dentro la Society

Non tutti, però, escono convinti da Green Street. E i primi dubbi arrivano proprio dai colleghi di Grosse e Playfair.

Anita Gregory, anche lei della Society for Psychical Research, giudica il caso «sopravvalutato». Descrive diversi episodi come sospetti e ritiene che alcuni siano stati inscenati a beneficio dei giornalisti. John Beloff, ex presidente della Society, pensa che Janet si eserciti nel ventriloquio. Insieme concludono che le ragazze stanno giocando.

C'è una prova filmata. Una telecamera sistemata in una stanza accanto riprende Janet mentre piega dei cucchiai con le mani e cerca di storcere una sbarra di ferro. Lo stesso Grosse la sorprende a battere sul soffitto con un manico di scopa e a nascondergli il registratore.

Due esperti della Society notano poi un particolare che li insospettisce: durante le sedute in cui parla la voce, a nessuno è permesso stare nella stanza. Gregory riferisce che le voci maschili arrivavano con le lenzuola tenute davanti alla bocca. E lo stesso Playfair annota una coincidenza: Bill ha l'abitudine di cambiare argomento di colpo. Proprio come Janet.

Il ventriloquo professionista Ray Alan ascolta la voce di Bill e conclude che è un trucco vocale. Il mago americano Milbourne Christopher passa dalla casa, non vede nulla di paranormale e lascia un giudizio secco: il poltergeist non era altro che una ragazzina molto, molto sveglia. Nel 1978, a un convegno della Society a Cambridge, le videocassette di Enfield vengono proiettate ed esaminate. I dubbi sulla voce diventano pubblici.

«Una o due volte. Ci scoprivano sempre»

Poi parlano loro. Janet e Margaret ammettono con alcuni giornalisti di aver fatto degli scherzi. Grosse e Playfair le spingono a ritrattare.

Nel 1980, davanti alle telecamere della televisione britannica, Janet lo ripete in modo più preciso. Sì, lei e la sorella hanno simulato «una o due volte», per vedere se i due investigatori se ne sarebbero accorti. E aggiunge che se ne accorgevano sempre. Molti anni dopo indicherà una cifra: circa il due per cento dei fenomeni era finto.

Per gli scettici la partita si chiude qui. Lo psicologo Chris French ha elencato le ragioni per cui considera il caso una messinscena: le ammissioni delle ragazze, la fotografia ambigua della levitazione, l'inaffidabilità dei testimoni oculari. L'investigatore Joe Nickell ha osservato che nella famosa foto Janet sembra semplicemente saltare dal letto, e che il poltergeist tendeva ad agire quando nessuno lo guardava. La divulgatrice Deborah Hyde ha ricordato che nulla, a Enfield, avvenne in condizioni controllate.

Anche le prove tecniche sono state rilette. Grosse e il professor David Fontana raccontarono di un registratore che si era inceppato in un modo impossibile dal punto di vista meccanico: per Nickell era un difetto ben noto nei vecchi apparecchi a bobine. Le fotografie della levitazione venivano da una macchina che scattava da sola ogni quindici secondi. Il ricercatore Melvin Harris, che le esaminò, ricordò un dettaglio: Janet, a scuola, era una campionessa sportiva.

Lo stesso Playfair, del resto, dubitava spesso delle ragazze. Ma fino alla fine ha sostenuto che una parte dei fenomeni fosse autentica.

Hollywood e i Warren

Nel 2016 il film The Conjuring 2 porta Enfield in tutto il mondo e mette al centro due demonologi americani, Ed e Lorraine Warren. La realtà fu diversa.

I Warren passarono dalla casa nell'estate del 1978. Secondo Playfair arrivarono senza essere invitati e si fermarono un solo giorno. Lo scrittore raccontò anche che Ed Warren gli aveva fatto notare quanto denaro si potesse ricavare da quella storia.

Prima del cinema c'erano stati la radio e la televisione: un programma di BBC Radio 4 andato in onda il 26 dicembre 1978, il finto reportage Ghostwatch del 1992, la serie The Enfield Haunting del 2015. Nel 2023 è arrivata una docuserie costruita sui nastri originali di Grosse, con attori che muovono le labbra sulle voci registrate.

Nessun esorcismo finale, dunque. Secondo Janet le cose si calmarono dopo la visita di un sacerdote, nel 1978. Senza fermarsi del tutto.

La casa, dopo

La storia della famiglia è più triste di qualunque film. Johnny morì di cancro a quattordici anni. Janet lasciò Green Street a sedici e si sposò giovane. Più tardi ha detto di non credere che quella presenza fosse malvagia.

Peggy Hodgson rimase. Continuò a dire di sentire dei rumori. Morì nel 2003; secondo alcuni resoconti, sulla stessa poltrona in cui era morto Bill Wilkins. Il figlio Billy, che viveva ancora con lei, raccontò che in quella casa ci si sentiva sempre osservati.

Dopo di loro si trasferì un'altra madre, Clare Bennett, con i suoi figli. Disse alla stampa di non aver visto nulla, ma di essersi sentita a disagio. Una notte uno dei ragazzi, quindicenne, riferì di aver visto un uomo entrare nella sua stanza. La famiglia se ne andò: aveva resistito circa due mesi.

Restano due elenchi, e ognuno può fare il suo conto. Da una parte i cucchiai piegati, il manico di scopa, le ammissioni. Dall'altra una poliziotta che firma una dichiarazione, e una bambina di undici anni che descrive con esattezza la morte di uno sconosciuto avvenuta prima che lei nascesse. Se il due per cento era un gioco, che cos'era il resto?

La spiegazione razionale

Anita Gregory e John Beloff, della Society for Psychical Research, conclusero che le ragazze facevano scherzi. Una telecamera riprese Janet mentre piegava cucchiai; il ventriloquo Ray Alan giudicò la voce un trucco vocale. Janet ammise di aver simulato qualche episodio. Per Chris French e Joe Nickell nulla avvenne in condizioni controllate, e i testimoni oculari non bastano.