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Cahokia: la città perduta d'America e le 53 donne sacrificate

Davanti a St. Louis sorgeva la più grande città a nord del Messico. Nessuno sa come si chiamasse. Sappiamo solo che cosa nascose sotto un piccolo tumulo.

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Cahokia: la città perduta d'America e le 53 donne sacrificate

Una collina che non è una collina

Collinsville, Illinois. Dall'altra parte del Mississippi si vede St. Louis. Qui, in mezzo alla pianura, si alza una collina erbosa di trenta metri, larga come un quartiere. Solo che non è una collina. È una piramide di terra a quattro terrazze, e l'hanno costruita uomini che non avevano né ruota né animali da tiro, portando la terra dentro ceste intrecciate.

Si chiama Monks Mound. Misura 290 metri per 255 alla base, copre più di cinque ettari e contiene circa 622.000 metri cubi di terra. L'UNESCO la definisce la più grande struttura di terra preistorica delle Americhe. Attorno ce n'erano altre centoventi.

Sulla cima, secondo gli scavi, sorgeva un edificio lungo 32 metri e largo 15, alto forse quanto una casa di cinque piani: un tempio, oppure la residenza del capo supremo. Il nome attuale è arrivato molto dopo. Attorno al 1809 un gruppo di monaci trappisti si stabilì per breve tempo in questa zona, e la collina prese il loro nome.

Era il cuore di una città. E di quella città non conosciamo nemmeno il nome.

Più grande di Londra

La chiamiamo Cahokia, ma è un nome preso in prestito: era quello di una tribù degli Illiniwek che viveva nella zona nel Seicento, quando arrivarono gli esploratori francesi. I costruttori se n'erano andati da secoli. Il nome originale è perduto.

I numeri, invece, sono rimasti. Al suo apice, attorno al 1100 dopo Cristo, la città copriva circa 16 chilometri quadrati. L'UNESCO stima tra 10.000 e 20.000 abitanti; alcune stime archeologiche arrivano a 40.000. Secondo diversi studiosi, nel XII secolo Cahokia potrebbe aver superato per popolazione la Londra dello stesso periodo. Se le stime più alte sono corrette, nessuna città degli Stati Uniti fu più grande fino agli anni Ottanta del Settecento, quando Filadelfia passò i 40.000 abitanti.

È il più grande insediamento precolombiano a nord del Messico. Eppure è nato quasi di colpo.

Il «Big Bang» del 1050

Prima del 1050 circa, qui viveva forse un migliaio di persone. Poi succede qualcosa che gli archeologi chiamano, senza giri di parole, il «Big Bang» di Cahokia.

Nel giro di pochi decenni la comunità viene ridisegnata secondo un piano preciso, orientato a nord. Uno studio pubblicato nel 2007 su Quaternary Science Reviews stima che, nel solo nucleo centrale, tra il 1050 e il 1100 la popolazione sia passata da 1.400-2.800 a 10.200-15.300 persone. Le ceramiche non locali si moltiplicano: segno che la gente arriva da lontano, dalla valle dell'Ohio, dal basso Mississippi, dalle pianure.

A sud di Monks Mound viene creata la Grand Plaza: venti ettari, lunga quasi 500 metri. Le analisi del suolo dicono che in origine il terreno era ondulato. Qualcuno lo ha spianato e riempito, a mano. In tutta la città furono spostati circa 1,6 milioni di metri cubi di terra.

Nella piazza si radunava la folla per le cerimonie e per il chunkey: un giocatore faceva rotolare un disco di pietra, gli altri lanciavano le lance nel punto in cui pensavano si sarebbe fermato. Una statuetta che raffigura un giocatore di chunkey, scolpita in argilla del Missouri, è stata trovata fino in Oklahoma. A Cahokia è venuta alla luce anche l'unica officina per la lavorazione del rame nota in un sito di questa cultura.

Chi poteva dare un ordine simile, e farsi obbedire?

Il cerchio che seguiva il sole

Un indizio spunta all'inizio degli anni Sessanta. L'archeologo Warren Wittry sta scavando in fretta: lì deve passare un'autostrada, e si tratta di salvare quello che si può. A circa 850 metri a ovest di Monks Mound nota nel terreno una serie di macchie scure, disposte ad arco. Sono le impronte lasciate da grossi pali di legno ormai marciti.

Wittry capisce che formano dei cerchi. Li battezza «Woodhenge», pensando a Stonehenge. Gli scavi successivi ne confermano cinque, costruiti uno dopo l'altro tra il 900 e il 1100: ogni cerchio più grande del precedente, con dodici pali in più. Il terzo, ricostruito nel 1985, ha 48 pali sul perimetro e un quarantanovesimo al centro.

Da quel palo centrale, all'alba degli equinozi e dei solstizi, il sole sorge in corrispondenza di pali precisi. Ancora oggi il parco invita il pubblico ad assistere a quelle albe. A Cahokia qualcuno misurava il cielo. E qualcuno, in nome di quel cielo, comandava.

Non è l'unico allineamento. Una strada rialzata lunga circa 800 metri, la Rattlesnake Causeway, parte dal centro con un orientamento di cinque gradi a est del nord: secondo alcuni ricercatori punta verso il punto più meridionale in cui sorge la Luna.

Il tumulo numero 72

La risposta più dura arriva da un tumulo che nessuno guarderebbe due volte. Il Mound 72 è una piccola cresta di terra a circa 850 metri a sud di Monks Mound. Ha però una particolarità: è orientato lungo la linea che unisce l'alba del solstizio d'estate al tramonto del solstizio d'inverno.

Tra il 1967 e il 1972 l'archeologo Melvin Fowler lo apre. Scopre che prima del tumulo, in quel punto, c'era un altro cerchio di 48 pali, largo 126 metri. E scopre i morti.

Al centro, su una piattaforma, giace un uomo. Sotto di lui, circa diecimila perline ricavate da conchiglie marine sono disposte a formare la sagoma di un uccello, forse un falco. Accanto, sepolture di uomini e donne in coppia. E un deposito di oggetti arrivati da mezzo continente.

Il corredo di un sovrano

Fowler conta 709 punte di freccia, lavorate con cura e mai usate. Sono di quattro tipi diversi, e ogni tipo viene da una regione: Tennessee, Illinois meridionale, Wisconsin, Oklahoma. Ci sono 15 pietre a disco per il chunkey, il gioco rituale che si praticava nella Grand Plaza. Ci sono lastre di mica, bastoni di legno rivestiti di rame, oltre 35.000 perline di conchiglia in un secondo deposito.

Le conchiglie vengono dal mare, a centinaia di chilometri di distanza. Chiunque fosse l'uomo sul falco, il suo potere arrivava lontano.

Ma il corredo non è fatto solo di oggetti.

Cinquantatré donne, quattro uomini senza testa

Nel tumulo Fowler trova in tutto circa 272 individui, deposti in sei fasi nell'arco di un secolo. Secondo le stime degli archeologi, il 62 per cento sarebbero vittime sacrificali.

In una fossa ci sono 53 giovani donne, tra i 15 e i 30 anni, allineate su due strati separati da stuoie. Molte mostrano segni compatibili con lo strangolamento. In un'altra fossa quattro giovani uomini giacciono con le braccia intrecciate: mancano le mani e mancano i teschi. Alcuni ricercatori li collegano ai quattro punti cardinali.

Poi c'è la fossa peggiore. Trentanove persone, uomini e donne, morte in modo violento: crani e mascelle fratturati, decapitazioni parziali, punte di freccia nella schiena. Alcuni, forse, furono sepolti ancora vivi: le dita di qualche scheletro sembrano aver scavato nella sabbia. Sopra di loro, quindici individui di alto rango erano stati deposti su lettighe di pali di cedro. Il legno è stato datato attorno al 1030.

Chi erano le vittime

Gli scienziati hanno interrogato quelle ossa. I tratti dei denti indicano che le giovani donne della fossa comune non erano originarie di Cahokia: potevano essere immigrate, o arrivate da comunità vicine. L'analisi degli isotopi, pubblicata da Stanley Ambrose e colleghi nel 2003, mostra che mangiavano più mais e meno proteine animali rispetto ai personaggi d'alto rango. Le ossa portano i segni di una salute fragile.

Erano, in altre parole, persone di condizione inferiore. Tributi? Prigioniere? Accompagnatrici scelte per seguire un capo nell'aldilà? Le fonti storiche offrono un confronto: nel 1725, tra i Natchez del basso Mississippi, alla morte del capo chiamato Serpente Tatuato i suoi servitori furono uccisi e sepolti con lui.

Per la fossa dei trentanove alcuni studiosi avanzano un'altra ipotesi: una rivolta contro i signori della città, finita nel sangue. Nessuno, però, può dimostrarlo.

La palizzata e il silenzio

Attorno al 1175 Cahokia si chiude. Una palizzata lunga più di tre chilometri, con bastioni di difesa, circonda il centro e taglia in due vecchi quartieri. Verrà ricostruita più volte, ogni volta attorno a uno spazio più piccolo. Verso il 1160-1170, nel vicino distretto di East St. Louis, un grande complesso residenziale cinto da mura era già stato dato alle fiamme.

Alla metà del Duecento la popolazione è dimezzata. Tra il 1350 e il 1400 la città è vuota.

Perché? Le ipotesi sono molte. Uno studio del 2015 sui sedimenti del vicino Horseshoe Lake ha trovato tracce di grandi alluvioni. Altri ricercatori, come Larry Benson, puntano sulle siccità tra il 1100 e il 1250. Thomas Emerson e Kristin Hedman pensano che una popolazione di immigrati con lingue e usanze diverse non sia mai diventata un popolo solo. C'è chi parla di guerra. E uno studio del 2021 di Caitlin Rankin ha smontato una vecchia certezza: non ci sono prove che gli abitanti abbiano distrutto da soli il proprio ambiente.

La città senza nome

Restano i fatti. I costruttori di Cahokia non hanno lasciato testi scritti. Non sappiamo come chiamassero la loro città, né chi fosse l'uomo deposto sul falco di conchiglie. Nell'Ottocento St. Louis era soprannominata «Mound City» per i tumuli che la punteggiavano: quasi tutti furono spianati e la terra usata per costruire. Negli anni Cinquanta il programma delle autostrade passò anche di qui.

Quello che si è salvato è protetto dal 1923 dallo Stato dell'Illinois e dal 1982 dall'UNESCO. Dei circa 120 tumuli originari ne sopravvive un'ottantina.

Qualche traccia, forse, è rimasta nella memoria. La tradizione orale dei Ponca colloca i propri antenati in un luogo chiamato «la collina rossa», che loro stessi identificano con Cahokia. Molte nazioni native considerano ancora sacro il sito, e la nazione Osage collabora con gli archeologi che lo studiano.

Una metropoli nasce in mezzo secolo, misura il sole, seppellisce un uomo sopra diecimila conchiglie e decine di ragazze strangolate. Poi si svuota, e chi viene dopo non ne ricorda nemmeno il nome. Che cosa accadde davvero, su quella pianura, perché un intero popolo decidesse di dimenticare?

Se ci vai

Cahokia Mounds si trova a Collinsville, nell'Illinois, a circa 13 chilometri da St. Louis (Missouri), sull'altra sponda del Mississippi. È un sito storico statale aperto al pubblico e Patrimonio UNESCO. Si visitano Monks Mound e il Woodhenge ricostruito, dove agli equinozi e ai solstizi il parco organizza l'osservazione dell'alba.