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Oannes, l'uomo-pesce dei Sumeri: l'ipotesi aliena di Carl Sagan

Non fu von Däniken il primo. Fu l'astronomo più famoso del Novecento, in un libro di scienza. Ecco che cosa scrisse davvero, e che cosa gli rispondono gli studiosi.

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Oannes, l'uomo-pesce dei Sumeri: l'ipotesi aliena di Carl Sagan

Un libro del 1966

Stati Uniti, 1966. Esce un volume dal titolo asciutto: Intelligent Life in the Universe, «La vita intelligente nell'universo». Gli autori sono due astronomi. Il primo è un sovietico, Iosif Šklovskij. Il secondo è un americano poco più che trentenne che diventerà il divulgatore scientifico più famoso del secolo: Carl Sagan.

Non è un libro di misteri. È un testo di scienza che parla di stelle, pianeti e probabilità. Ma in un capitolo Sagan si pone una domanda insolita per un manuale di astronomia: se una civiltà extraterrestre avesse visitato la Terra nel passato, potremmo accorgercene leggendo i miti antichi?

Mancano due anni all'uscita del libro di Erich von Däniken che renderà popolare la teoria degli antichi astronauti. La risposta di Sagan è prudente. Ma contiene un nome: Oannes.

La teoria

L'ipotesi, nella forma in cui Sagan la espone, è questa. Un contatto tra una civiltà venuta dallo spazio e un popolo antico è un'idea «del tutto ragionevole e degna di un'analisi attenta». Ricostruirlo a distanza di millenni, però, è pieno di difficoltà. Non basta il racconto di un essere strano che compie prodigi: di storie così sono piene tutte le mitologie.

Per questo Sagan fissa dei criteri. Una leggenda diventa interessante, scrive, se descrive l'aspetto fisico di un essere non umano. Se contiene un resoconto chiaro di realtà astronomiche che un popolo primitivo non poteva scoprire da solo. Se dichiara lo scopo del contatto.

Poi cerca un caso che si avvicini a quei criteri. Lo trova in Mesopotamia. E avverte subito il lettore, con una frase che i suoi ammiratori citano di rado: «Non sostengo che quello che segue sia necessariamente un esempio di contatto extraterrestre».

Il sacerdote di Babilonia

La fonte è un uomo di nome Berosso. È un sacerdote caldeo di Bel, cioè del dio Marduk, e vive a Babilonia dopo la conquista di Alessandro Magno. Attorno al 281 avanti Cristo scrive in greco una storia del suo Paese, i Babyloniaca, probabilmente per la corte del re Antioco I.

Berosso ha un vantaggio su qualunque storico greco: è un uomo del tempio, e ha accesso alle tradizioni della sua gente. Le racconta in greco ai nuovi padroni del mondo.

L'opera originale è perduta. Ne restano frammenti citati da autori successivi: Alessandro Poliistore, Giuseppe Flavio, Abideno, Eusebio di Cesarea, Giorgio Sincello. Nel 1828 l'inglese Isaac Preston Cory li raccoglie in un volume, The Ancient Fragments. È da quelle pagine, passate per tre o quattro mani, che arriva il racconto.

L'essere uscito dal mare

Nel primo anno, scrive Berosso, da quella parte del mare Eritreo che confina con Babilonia emerse un essere chiamato Oannes. Aveva il corpo di un pesce. Sotto la testa di pesce ne aveva un'altra, umana. Alla coda erano attaccati piedi simili a quelli di un uomo. Parlava con voce umana.

Passava le giornate tra la gente, senza mai prendere cibo. Insegnò agli uomini le lettere, le scienze e ogni genere di arte. Come costruire le case e fondare i templi. Come scrivere le leggi. La geometria. Come distinguere i semi e raccogliere i frutti.

Al tramonto tornava in mare e passava la notte negli abissi. Era, precisa il testo, un essere anfibio.

Non si limitò a insegnare. Secondo i frammenti, Oannes lasciò anche uno scritto: parlava dell'origine degli uomini, dei loro modi di vivere e dell'ordine civile. E fu lui, dice la tradizione riportata da Berosso, a trasmettere il racconto babilonese della creazione.

Dopo di lui ne vennero altri, simili a lui: Berosso li chiama Annedoti e ne nomina uno, Odacon. Un altro autore antico, Abideno, elenca quattro di questi esseri «dalla doppia forma» con i loro nomi: Euedoco, Eneugamo, Eneubulo e Anemento.

Berosso colloca tutto questo in un'epoca remotissima, quella dei dieci re che regnarono prima del Diluvio. I loro regni, sommati, durano 120 sari. Un saro, nel sistema babilonese, vale 3.600 anni: il totale fa 432.000. Sono numeri che nessuno storico prende alla lettera. Ma dicono una cosa: per i Babilonesi, quei maestri appartenevano a un tempo così lontano da non avere quasi misura.

Gli indizi a favore

Che cosa colpisce Sagan? Prima di tutto un fatto che riassume in una riga: la civiltà sumerica è descritta dai discendenti stessi dei Sumeri come di origine non umana. Non è un nemico a dirlo, né uno straniero. È un sacerdote che parla dei propri antenati.

Poi c'è la precisione. Oannes non è una nuvola né una voce. Ha una morfologia descritta pezzo per pezzo: due teste, una dentro l'altra, piedi sotto la coda. I sostenitori dell'ipotesi lo fanno notare da allora: sembra la descrizione di qualcuno che indossa qualcosa. Una tuta, un casco.

C'è lo scopo, dichiarato: istruire. C'è la ripetizione, perché gli esseri tornano più volte nel corso dei secoli. E c'è un dettaglio su cui insiste chi difende la tesi: questi maestri non vengono mai chiamati dèi. La Mesopotamia aveva centinaia di divinità. Berosso, per Oannes, non usa quella parola.

Infine la cronologia. La scrittura compare in Mesopotamia attorno al 3400 avanti Cristo. Un contatto avvenuto prima non avrebbe potuto lasciare altro che un racconto orale. Esattamente quello che abbiamo.

Dieci anni dopo, nel 1976, lo scrittore Robert Temple riprenderà Oannes in The Sirius Mystery, collegandolo agli esseri anfibi dei miti dei Dogon del Mali. La pista di Sagan, a quel punto, cammina da sola.

Va ricordato chi aveva acceso la miccia. La prima versione del libro era uscita in Unione Sovietica a firma del solo Šklovskij; Sagan l'aveva ampliata per l'edizione in inglese, aggiungendo le proprie riflessioni. Il passo su Oannes porta la sua voce. È per questo che, ancora oggi, chi sostiene la teoria degli antichi astronauti cita lui prima di chiunque altro: non uno scrittore di misteri, ma lo scienziato che avrebbe lavorato alle missioni della NASA.

Cosa risponde l'archeologia

Gli assiriologi hanno una risposta, e parte da un nome. Oannes è la forma greca di Uanna. E Uanna, nei testi cuneiformi, è il primo degli apkallu: i sette saggi vissuti prima del Diluvio.

Di loro sappiamo molto. Una tavoletta trovata a Uruk nel 1959-60, nel tempio di Anu, mette in fila sette coppie formate da un re e da un saggio, poi una nota sul Diluvio, poi altre otto coppie. È datata al 165 avanti Cristo. Una serie di incantesimi chiamata bīt mēseri elenca gli stessi sette saggi. Le loro statuette venivano appese o murate nelle case, come protezione.

Non tutte avevano l'aspetto di un pesce. Accanto agli uomini-pesce c'erano figure con la testa d'uccello e altre del tutto umane, con le ali. Su una veste ricamata trovata a Nimrud, datata tra l'883 e l'859 avanti Cristo, compaiono saggi inginocchiati con ali e testa d'aquila.

E li conosciamo in faccia. Nei palazzi assiri, a partire da quello di Assurnasirpal II nel IX secolo avanti Cristo, compaiono figure umane coperte da una pelle di pesce: la testa del pesce sopra la testa dell'uomo, la coda lungo la schiena. È un costume rituale che compare già in età cassita. Berosso, dicono gli studiosi, stava descrivendo quelle immagini.

Per lo storico Stanley Mayer Burstein, che ha studiato i Babyloniaca nel 1978, l'opera è in sostanza la trascrizione in greco di miti mesopotamici, in parte da leggere come metafora. Gli apkallu sono legati alle acque dolci sotterranee, l'Abzu, il regno del dio della sapienza Ea: nell'Epopea di Erra è lì che Marduk li rimanda dopo il Diluvio. Un saggio che viene dall'acqua, in quella cultura, è un saggio che viene da Ea. Non dallo spazio.

Che cosa disse Sagan dopo

C'è un'obiezione in più, e viene dai criteri fissati da Sagan stesso. Il secondo chiedeva conoscenze astronomiche fuori dalla portata di un popolo antico. Nel racconto di Oannes non ce ne sono. L'essere insegna a costruire case, a scrivere leggi, a seminare. Niente che un contadino mesopotamico non potesse imparare da un altro uomo.

Sagan lo sapeva. Per questo aveva scritto che una dimostrazione davvero convincente di un contatto passato sarebbe stata difficile da ottenere dai soli testi. E si era fermato a una richiesta: leggende come questa meritano studi molto più critici di quelli fatti finora, e il contatto extraterrestre è una delle interpretazioni possibili. Una, tra le altre.

Negli anni seguenti l'astronomo prese le distanze dalla moda che lui stesso aveva contribuito a far nascere. Nel 1976 firmò la prefazione di un libro di Ronald Story, The Space-Gods Revealed, dedicato a smontare le tesi di von Däniken.

Cosa resta aperto

Rimane però qualcosa che la spiegazione accademica descrive senza spiegare del tutto.

Perché i Mesopotamici, a differenza di altri popoli antichi, hanno messo all'origine della propria civiltà dei maestri arrivati da fuori? Gli Egizi attribuivano la scrittura a un dio. I Greci il fuoco a un titano. I Babilonesi parlano di esseri che non sono dèi, che arrivano, insegnano tutto in una volta e se ne vanno ogni sera. E aggiungono un particolare che nessun mito di fondazione ha bisogno di inventare: quei maestri, di giorno, non toccavano cibo.

Gli studiosi discutono ancora su chi fosse davvero Uanna e sul suo rapporto con Adapa, l'altro saggio dei testi cuneiformi. Nel 1898 Archibald Sayce pensava che Oannes fosse una forma del dio Ea; oggi quell'idea è abbandonata. Wilfred Lambert, nel 1959, propose che «adapa» fosse semplicemente un appellativo: «il saggio». La questione non è chiusa.

L'ipotesi di Sagan non ha trovato prove in sessant'anni. Ma la domanda che pose è ancora lì, intatta: se un giorno qualcuno fosse davvero arrivato, che cosa avrebbe potuto restarne, cinquemila anni dopo, se non una storia come questa?

In breve

Chi la sostiene: Carl Sagan e Iosif Šklovskij la proposero come ipotesi da verificare nel 1966; fu poi ripresa da Robert Temple e dai teorici degli antichi astronauti.

La prova più forte: il racconto di Berosso, in cui la civiltà viene insegnata da un essere non umano, descritto nei particolari e mai chiamato dio.

L'obiezione più forte: Oannes è Uanna, il primo dei sette saggi mesopotamici, raffigurati come uomini vestiti con una pelle di pesce.