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Il fantasma di Cock Lane, Londra 1762: Johnson nella cripta

Londra, 1762: uno spirito bussa e accusa un uomo di omicidio. Samuel Johnson scende nella cripta per smascherarlo. Che cosa trovò davvero?

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Il fantasma di Cock Lane, Londra 1762: Johnson nella cripta

Una strada bloccata dalla folla

Londra, gennaio 1762. Cock Lane è una stradina stretta accanto al mercato di Smithfield. Di solito ci passano macellai e garzoni. In queste settimane è impraticabile: dal mattino al tramonto la gente si accalca davanti a una casa di tre piani, una stanza per piano, dove vive un chierico di parrocchia con la moglie e due figlie.

Dentro, secondo i giornali dell'epoca, c'è uno spirito che risponde alle domande. Una bambina di dieci o undici anni, Elizabeth Parsons, viene messa a letto davanti ai visitatori. Si ascoltano graffi e colpi, e i colpi diventano parole. Il padrone di casa, Richard Parsons, fa pagare l'ingresso a chi vuole "parlare" con il fantasma.

Fra i curiosi c'è Horace Walpole, che il 30 gennaio progetta una visita insieme al duca di York. Fra pochi giorni arriverà anche Samuel Johnson, l'uomo che ha compilato il grande dizionario inglese. Verrà con una sola idea in testa: capire se dietro quei colpi c'è qualcuno.

Chi sarebbe, questo spirito? E perché accusa un uomo vivo di omicidio?

Un amore che la legge non ammetteva

Per capirlo bisogna tornare indietro di qualche anno, nella campagna del Norfolk. Intorno al 1756-57 William Kent, usuraio e poi gestore di una locanda e dell'ufficio postale di Stoke Ferry, sposa Elizabeth Lynes, figlia di un droghiere. Dopo poche settimane lei muore di parto. Il bambino la segue presto.

Resta in casa la sorella della defunta, Frances, detta Fanny. Si era trasferita per assistere la gravidanza, poi si occupa del neonato. Kent e Fanny diventano una coppia. Ma secondo il diritto canonico del tempo non potevano sposarsi: un uomo non poteva prendere in moglie la sorella della moglie morta. Kent, a Londra, si sente anche dire che l'unione era impossibile perché Elizabeth aveva dato alla luce un figlio vivo.

Nel gennaio 1759 lascia l'ufficio postale e si trasferisce a Londra. Fanny, rimasta dal fratello, gli scrive insistentemente finché Kent la lascia raggiungere. Vivono come marito e moglie a Greenwich, e ciascuno fa testamento a favore dell'altro.

È un dettaglio che tornerà. Quando lo spirito comincerà ad accusare, le carte di quel testamento saranno già sul tavolo di una famiglia infuriata.

Il chierico che aveva bisogno di soldi

A Londra Kent e Fanny incontrano Richard Parsons alle preghiere del mattino a St Sepulchre-without-Newgate. Parsons è il parish clerk, l'ufficiale laico che assiste le funzioni. Passa per persona rispettabile, ma in zona, dicono le fonti, lo conoscono anche per il vizio del bere e per le finanze in affanno.

Offre alla coppia le stanze della sua casa in Cock Lane. Kent, che di mestiere maneggia denaro, gli presta dodici ghinee, da restituire una al mese. Comincia così una convivenza fatta di debiti: Parsons, a quanto riferiscono le ricostruzioni, restituisce poco e male, e i rapporti si guastano. Quando Kent si trasferisce altrove, la questione passa nelle mani del suo avvocato.

La casa ospita la famiglia Parsons: il padre, la madre e due figlie. La maggiore, Elizabeth, divide a volte il letto con Fanny quando Kent è via.

E in quel letto, a un certo punto, qualcosa comincia a graffiare.

I graffi e il vaiolo

Secondo il racconto riferito dalle fonti, i primi rumori arrivano fra il 1759 e il 1760, mentre Kent è lontano per un matrimonio in campagna. Fanny e la piccola Elizabeth sentono raschi e colpi. La signora Parsons li attribuisce a un ciabattino del vicinato. Fanny osserva che era domenica e che il ciabattino non lavorava. I rumori continuano.

Un oste del vicinato, James Franzen, sostenne poi di aver visto una figura bianca salire le scale. Parsons gli fece visita e a sua volta raccontò di aver visto un fantasma. Sono testimonianze raccolte più tardi, in un clima ormai avvelenato, e vanno lette così.

Il 25 gennaio 1760 Fanny si ammala. Il medico e lo speziale diagnosticano il vaiolo il 26. Prima di morire fa redigere il testamento da un procuratore, in modo che Kent erediti. Il rettore di St John Clerkenwell, Stephen Aldrich, amico di Kent, la rassicura. Fanny muore il 2 febbraio 1760 e viene sepolta nella cripta di St John.

Kent, esecutore, fa preparare una bara senza nome. Al momento di registrare la sepoltura deve dare un nome e dà il proprio. Un dettaglio piccolo, che due anni dopo sembrerà sospetto.

Le sorelle e i fratelli di Fanny ricevono dal testamento mezza corona a testa. Il resto va a Kent: la quota di 150 sterline di un'eredità del fratello Thomas e circa 95 sterline dalla vendita di terreni. A causa di un difetto nella vendita ciascun beneficiario avrebbe dovuto versare 45 sterline di compenso, e Kent rifiutò di pagarle.

Nell'ottobre 1761 il fratello John Lynes lo cita davanti alla Corte di Cancelleria. Kent, intanto, è diventato agente di cambio e si è risposato. Su Parsons gravano ancora circa tre ghinee di debito: il legale di Kent le recupera entro il gennaio 1762.

Chi osserva questa sequenza ha gioco facile nel vedere un movente. Una famiglia che si sente defraudata. Un debitore che deve soldi a un uomo ricco. Una bambina soggetta a convulsioni, pronta a diventare il centro di una scena.

Ma la prima accusa dev'essere sentita da qualcuno. E per sentirla serve un linguaggio.

Un colpo per sì, due per no

Nel gennaio 1762 i rumori sono tornati in casa Parsons, più frequenti. Una ex inquilina, Catherine Friend, se n'era andata proprio per questo. Parsons fa togliere il rivestimento in legno attorno al letto di Elizabeth, e non si trova nulla.

Entra allora John Moore, assistente predicatore a St Sepulchre e rettore di St Bartholomew-the-Great, di orientamento vicino ai metodisti. Convinto che lo spirito sia Fanny, stabilisce con Parsons un codice: un colpo per sì, due per no, graffi per il disappunto. Un altro metodista, Thomas Broughton, visita la casa il 5 gennaio e si dice persuaso.

Le domande sono suggerite, le risposte sono tutte di una parte. Lo spirito sostiene che Fanny è stata avvelenata con arsenico, circa due ore prima della morte, e che a somministrarlo è stato Kent. In una versione riferita da una delle fonti, il veleno era nascosto nella purl, una birra amara alle erbe.

Il Public Ledger stampa i resoconti. Kent, che fino a quel momento ignorava tutto, scopre dai giornali di essere un assassino.

"Sei uno spirito bugiardo"

Il 12 gennaio Kent va a Cock Lane, accompagnato da due medici che avevano curato Fanny e da Broughton. Elizabeth viene spogliata e messa a letto davanti a tutti. Mary Frazer, una parente, si aggira per la stanza chiamando Fanny. Quando qualcuno chiede se Kent sarà impiccato, il fantasma risponde con un colpo. Kent, secondo le fonti, apostrofa l'entità come uno spirito bugiardo.

I giorni seguenti sono una serie di sedute. Il 14 gennaio Elizabeth è messa alla prova in casa di un certo Bray davanti a due nobili non identificati, e i colpi si sentono. Il 18, con Kent, lo speziale e Aldrich, lo spirito rifiuta di rispondere quando viene accesa una candela. Il 19 viene interrogata l'ex cameriera di Fanny, Esther Carlisle, detta Carrots: dice che Fanny non aveva mai parlato di veleno e che la coppia era felice.

Il 20 gennaio, in casa Bruin a Hosier Lane, il fantasma tace e Elizabeth ha segni di convulsioni. Il padre rifiuta di farla portare altrove. Due giorni dopo, la bambina lascia comunque Cock Lane.

Il 22 gennaio, all'ospedale di St Bartholomew, verso le sei del mattino si odono tre graffi. Poi la bambina ammette, secondo le cronache, di essere stata sveglia e di aver sentito tutte le conversazioni, e dice di avere paura per il padre.

Il 23 gennaio il Lord Mayor, Samuel Fludyer, era stato chiamato a intervenire. Rifiuta di far arrestare Kent o Parsons, in parte per il ricordo di un caso recente di impostura, quello di Elizabeth Canning. Dispone invece una prova in casa di Aldrich. Parsons chiede che siano presenti persone familiari alla figlia, e la richiesta è respinta.

Il 26 gennaio Parsons pubblica sul Public Ledger una lettera in cui offre la figlia a un esame, a certe condizioni. Aldrich e James Penn rispondono con durezza su Lloyd's Evening Post. Lo stesso giorno Elizabeth passa a casa di Jane Armstrong e dorme in un'amaca.

Il Public Advertiser osserva che i rumori ora arrivano più tardi, alle sette del mattino. Alla vigilia del grande esame, il fantasma sembra aver cambiato orario.

La notte nella cripta

Aldrich mette insieme un comitato: tra i membri il vescovo John Douglas, il dottor George Macaulay, il capitano Wilkinson, James Penn, John Moore e Samuel Johnson. Johnson è il nome più noto.

La notte del primo febbraio 1762 Elizabeth è messa a letto sotto la sorveglianza di alcune signore. Il fantasma ha promesso una cosa precisa: se gli investigatori scenderanno nella cripta di St John, dove giace Fanny, busserà sulla sua bara. Il comitato scende, verso l'una. Non si sente niente.

Johnson mette per iscritto le conclusioni. Nel resoconto, uscito sulla Gentleman's Magazine di febbraio, scrive che nessuna prova di un potere soprannaturale si è manifestata e che la bambina ha una certa arte di produrre o imitare un rumore particolare. Fra le due e le tre di notte Elizabeth torna a casa con il padre.

Era il giorno prima del secondo anniversario della morte di Fanny. La vera domanda, per i londinesi, resta un'altra: se è un inganno, chi lo guida?

Il pezzo di legno

I giorni seguenti sono la parte più lunga dell'indagine. Elizabeth viene esaminata in una casa sullo Strand dal 7 al 10 febbraio e poi a Covent Garden dal 14. La mettono in un'amaca, con mani e piedi ben distesi. I rumori cessano quando le sue mani restano fuori dal letto.

Il fantasma tace per due notti. Alla bambina viene detto che se per domenica 21 febbraio non si sentirà più niente, lei e suo padre finiranno a Newgate. Le domestiche la vedono allora nascondere un piccolo pezzo di legno (le fonti non concordano sul momento esatto: una lo colloca già la notte del 1 febbraio). Gli osservatori concludono che i colpi li produce lei, sotto la pressione del padre, e la lasciano tornare a casa.

Il 25 febbraio una voce sui giornali sostiene che il corpo di Fanny sia stato spostato. Per smentirla Kent, Aldrich, l'impresario di pompe funebri, il commesso della chiesa e il sagrestano scendono nella cripta e fanno aprire la bara: vedono il corpo. Un opuscolo favorevole a Kent, "The Mystery Revealed", probabilmente di Oliver Goldsmith, circola in quei giorni.

Moore pubblica allora una ritrattazione: i colpi erano un'astuzia, ma Kent non si era comportato da colpevole.

La gogna di Parsons

Kent fa causa per cospirazione. Gli imputati sono Moore, Richard Parsons, sua moglie, Mary Frazer e Richard James, il commerciante che aveva fatto uscire le notizie sul Public Ledger. Il processo si apre il 10 luglio 1762 al Guildhall, presieduto dal Lord Chief Justice William Murray, il futuro conte di Mansfield.

Parlano Kent, Franzen, la cameriera Carrots e i medici. Per la difesa depongono chi aveva curato Elizabeth, il carpentiere e Catherine Friend. Murray riceve una lettera dell'arcivescovo Thomas Secker a favore di Moore, la mette in tasca senza aprirla e dice che non può riguardare il caso. Dopo circa novanta minuti di riepilogo, la giuria impiega un quarto d'ora a dichiarare tutti colpevoli.

La sentenza arriva il 27 e 28 gennaio 1763. Moore e James si accordano per pagare a Kent circa 588 sterline. Parsons è condannato a due anni di carcere e a tre esposizioni alla gogna alla fine di Cock Lane. Sua moglie ha un anno, Mary Frazer sei mesi a Bridewell con lavori forzati.

Il 16 marzo, il 30 marzo e l'8 aprile Parsons sale sulla gogna. La folla, a differenza di quanto accadeva con altri condannati, non lo copre di insulti: in parte lo compatisce e raccoglie offerte per lui.

Il fantasma resta senza padrone

Il caso diventa subito un'arma. Anglicani e metodisti se lo rinfacciano: i metodisti, più disposti a credere al soprannaturale, vengono accusati dagli altri di voler dimostrare l'esistenza dei fantasmi. Charles Churchill pubblica nel 1762 il poema satirico The Ghost, dove Johnson compare, sotto il nome di Pomposo, come un credulone. William Hogarth lo cita in una stampa dello stesso anno.

Johnson era in realtà il meno credulo del gruppo. Aveva in mente una regola precisa. Raccontò a Boswell che avrebbe creduto a uno spirito solo se avesse rivelato un fatto che nessuno poteva conoscere e che si potesse verificare. A Cock Lane il fantasma non rivelò niente.

Il caso è stato studiato fino a oggi. Charles Mackay, nel 1841, scrisse che il metodo dell'inganno non era mai stato spiegato. Andrew Lang, nel 1894, lo definì un proverbio di truffa impudente la cui storia, tuttavia, restava un enigma. Colin Wilson, nel 1981, sostenne che fosse un poltergeist come centinaia di altri e criticò chi aveva liquidato le testimonianze dei vicini.

Una bambina di dieci anni, un padre indebitato, un testamento, un comitato di uomini illustri. La verità giudiziaria è chiara. Ma Elizabeth fece tutto da sola o fu guidata? E le testimonianze dei vicini, scartate in tribunale, che cosa avevano sentito davvero?

LA SPIEGAZIONE RAZIONALE

Il comitato di Johnson concluse che i colpi li produceva Elizabeth: cessavano quando le sue mani restavano fuori dal letto, e le domestiche la videro nascondere un pezzo di legno. Un tribunale condannò per cospirazione chi aveva montato l'accusa. Colin Wilson, nel 1981, vi vide invece un poltergeist, ma per gli storici resta un'impostura.

SE CI VAI

Cock Lane è una breve via accanto al mercato di Smithfield, a Londra, e qui sorgeva la casa dei Parsons. Si raggiunge a piedi dal mercato. Non c'è nulla da visitare dell'epoca: serve a immaginare la folla del 1762.

Fonti