E' uscito Il nuovo libro Caccia all'Arca Perduta di Victor Arcana - Compralo ora su Amazon

Victor Arcana Victor Arcana

Corona Ferrea: il chiodo di Cristo che la scienza non ha trovato

Ha incoronato Barbarossa, Carlo V e Napoleone. Per la Chiesa è una reliquia. Ma il cerchio che dovrebbe essere di ferro, alle analisi, è d'argento.

2 min di lettura
Corona Ferrea: il chiodo di Cristo che la scienza non ha trovato

La scheda

Che cos'è: una corona-reliquiario, tra le più antiche insegne regali della cristianità.

Datazione: parti del V-VI secolo, con interventi tra la fine del VII e il X secolo.

Materiale e misure: sei piastre d'oro con smalti e 22 gemme, unite da cerniere; all'interno un cerchio d'argento alto un centimetro. Diametro interno circa 15 centimetri, altezza circa 5,5.

Dove si trova: Monza, Duomo, Cappella di Teodolinda.

«Guai a chi la tocca»

Milano, Duomo, 26 maggio 1805. Napoleone Bonaparte è già imperatore dei francesi. Oggi diventa re d'Italia. Sull'altare c'è una corona piccola, d'oro e pietre, arrivata da Monza.

Non aspetta che qualcuno gliela imponga. La prende e se la mette in testa da solo. Poi pronuncia una frase rimasta celebre: «Dio me l'ha data, guai a chi la tocca».

Quella corona ha già più di mille anni. L'hanno portata, secondo la tradizione, Carlo Magno e Federico Barbarossa. La chiamano Ferrea, di ferro. Eppure chi la guarda vede solo oro, smalti e gemme. Il ferro, dicono, è dentro. Ed è il motivo per cui nessun re ha mai osato farsene fare una più comoda.

Vista da vicino è un lavoro di oreficeria minuzioso. Sei piastre d'oro battuto, alte poco più di cinque centimetri, unite da cerniere. Ventiquattro placche di smalto. Ventisei rosette d'oro. Ventidue pietre che sporgono in rilievo e disegnano croci e fiori. Tre delle placche smaltate hanno colori e fattura diversi dalle altre: per molto tempo sono state considerate un restauro. Quel dettaglio, alla fine della storia, si rivelerà decisivo.

Il chiodo di Elena

La storia comincia a Gerusalemme, nel IV secolo. Secondo la tradizione Elena, madre dell'imperatore Costantino, ritrova la Croce di Cristo e i chiodi della crocifissione. Uno di quei chiodi lo fa battere e inserire in una corona per il figlio.

La corona, sempre secondo la tradizione, passa di mano in mano. Papa Gregorio Magno la regala a Teodolinda, regina dei Longobardi, come dono diplomatico. Teodolinda la lascia nel 628 alla chiesa che ha fondato a Monza.

È un racconto potente: il metallo che ha trafitto Cristo sulla fronte di chi governa. Ha però un punto debole che gli storici conoscono da tempo. Gregorio Magno elencava con cura i doni che faceva. Tra quelli registrati per Teodolinda, la corona non c'è.

Esiste del resto un'altra tradizione, che non passa per i papi. Secondo questa versione la corona sarebbe appartenuta a Teodorico, il re degli Ostrogoti che governò l'Italia dopo la caduta di Roma, e da lui sarebbe passata ai Longobardi. Due racconti diversi per lo stesso oggetto: è già un segnale che, della sua vera origine, nel Medioevo non si sapeva più nulla di certo.

Mille anni di incoronazioni

Qualunque sia la sua origine, la corona entra nella storia e non ne esce più. La tradizione la vuole sulla testa di Carlo Magno nel 774, quando diventa re dei Longobardi. Nel 996 incorona a Pavia Ottone III. Nel 1026 Corrado II. Nel 1155 Federico Barbarossa. Nel 1355 Carlo IV. Nel 1530, a Bologna, Carlo V: è l'ultima incoronazione celebrata da un papa.

L'elenco è più lungo. Corrado di Lorena nel 1093 a Milano, Corrado III nel 1128 a Monza, Sigismondo nel 1431. Chi vuole regnare sull'Italia passa da quella corona, e chi la custodisce lo sa. Lo sa anche Napoleone: le fonti ricordano che progettò di sottrarla al Duomo di Monza per tenerla con sé.

Dopo Napoleone tocca a Ferdinando I d'Austria, il 6 settembre 1838 a Milano: l'unico Asburgo incoronato con lei. Nel 1859, alla vigilia della guerra, gli austriaci la portano a Vienna. Torna nel 1866, dopo l'annessione del Veneto: viene consegnata a Torino il 4 novembre al generale Menabrea e poi restituita al Duomo di Monza.

Nessun re d'Italia la indosserà. Ma nel 1878 accompagna il funerale di Vittorio Emanuele II, e nel 1900 viene deposta ai piedi della bara di Umberto I, ucciso proprio a Monza. Durante la Seconda guerra mondiale il cardinale Schuster la fa nascondere in Vaticano.

Già nel 1918, negli ultimi mesi della Grande Guerra, era stata messa al sicuro a Roma. Nel 1890 un decreto reale l'aveva inserita nello stemma del Regno. E nel 2023 è entrata in un programma nazionale di tutela del patrimonio. Da quattordici secoli, ogni potere che passa dall'Italia si preoccupa di sapere dove sia.

Perché non torna: una corona troppo piccola

Chi la vede dal vivo nota subito la stranezza. La Corona Ferrea ha un diametro interno di circa quindici centimetri e una circonferenza di quarantotto. È troppo stretta per la testa di un uomo adulto.

Gli studiosi del Seicento e del Settecento, Bartolomeo Zucchi e Ludovico Antonio Muratori, davano una spiegazione semplice: mancano due piastre. In origine sarebbero state otto, oggi sono sei. E infatti la storia della corona ha un buco.

Nel 1273 il tesoro del Duomo di Monza viene dato in pegno ai frati Umiliati di Sant'Agata, a garanzia di un prestito della famiglia Della Torre. Ci resta quasi mezzo secolo. Nel 1310, quando Enrico VII deve farsi incoronare, la Corona Ferrea non è disponibile: l'orafo Lando da Siena ne fabbrica una d'argento in sostituzione. Il tesoro viene riscattato solo nel 1319, da Matteo Visconti.

A un certo punto, si ipotizza, due piastre vengono rubate. Nel 1345 un orafo, Antellotto Bracciforte, viene incaricato di restaurare la corona. Il suo nome tornerà fuori sei secoli dopo.

Una reliquia per decreto

C'è una seconda stranezza, ed è più profonda. Il documento più antico sul ferro non dice che sia dentro la corona. Una nota del 1159 dice anzi il contrario: il ferro era posto sopra la corona, non incastonato in essa.

L'idea che il chiodo coincida con il sottile cerchio interno si afferma tardi. La sostiene con forza Bartolomeo Zucchi nel 1602. Da allora il culto cresce, e la Chiesa è chiamata a pronunciarsi. Lo fa nel 1717, con una formula prudente: il culto della reliquia viene ammesso anche in assenza di certezza storica.

Per i fedeli la questione è chiusa. Per gli studiosi no. Basterebbe guardare quel cerchio da vicino. Bisognerà aspettare altri duecentosettant'anni perché qualcuno lo faccia con gli strumenti adatti.

1993: l'esame

L'occasione arriva alla fine del Novecento. Nel 1985 l'Istituto Gemmologico Italiano esamina le pietre: sette zaffiri, sette granati, quattro ametiste. Le ultime quattro «gemme» sono vetro.

Nel 1993 tocca al metallo. I ricercatori dell'Università di Milano analizzano la corona con la fluorescenza a raggi X, una tecnica che legge la composizione di un materiale senza danneggiarlo. Le piastre risultano di una lega con l'84-85 per cento d'oro. Le saldature esterne hanno un titolo diverso, più alto: segno di un rimaneggiamento successivo.

Poi lo strumento viene puntato sul cerchio interno. Quello che per quattro secoli è stato venerato come un chiodo di ferro.

È argento. Argento quasi puro, al 99 per cento. Nella Corona Ferrea non c'è un grammo di ferro.

La spiegazione degli studiosi

Che cos'è allora quel cerchio? Un'ipotesi porta di nuovo al 1345 e all'orafo Bracciforte. La corona gli sarebbe arrivata danneggiata, senza due piastre. Per tenerla insieme avrebbe aggiunto all'interno una lamina d'argento. Tre secoli dopo, quel rinforzo sarebbe stato scambiato per la reliquia.

La stessa campagna di analisi ha dato però un secondo risultato, e questo va nella direzione opposta. Sotto gli smalti c'è della cera d'api, usata per fissarli. Il carbonio 14 l'ha datata. Sotto tre placche la cera risale a circa il 500 dopo Cristo. Sotto le altre, a circa l'800.

Le tre placche «diverse», quelle che tutti credevano aggiunte dopo, sono dunque le più antiche. È il contrario di quello che si era sempre pensato: il restauro non riguarda loro, ma tutte le altre. Nel complesso le datazioni cadono in due periodi: tra il 445 e il 565, e tra il 690 e il 975.

Significa che la corona non è un falso medievale. Il suo nucleo più antico risale davvero alla fine dell'Impero romano d'Occidente. Ed è stata rilavorata all'epoca di Carlo Magno: forse, secondo un'ipotesi, per adattarla alla testa di un bambino, suo figlio Pipino, incoronato re d'Italia nel 781.

Le ipotesi alternative: l'elmo di Costantino

Se la corona è del V secolo, a chi apparteneva? Qui la tradizione e la ricerca tornano a sfiorarsi.

Per forma e decorazione le piastre d'oro sono compatibili con l'oreficeria tardo-romana e bizantina. Alcuni studiosi le collegano a un tipo preciso di oggetto: l'elmo-diadema che Costantino porta in un medaglione coniato nel 315. Secondo questa lettura, quella di Monza non sarebbe nata come corona. Sarebbe ciò che resta del diadema montato su un elmo imperiale.

Un'altra pista segue le insegne dell'Impero. Nel 476 Odoacre, deposto l'ultimo imperatore d'Occidente, le spedisce a Costantinopoli. Nel 497 l'imperatore Anastasio le restituisce a Teodorico, re degli Ostrogoti: lo racconta una cronaca antica, l'Anonimo Valesiano. Tra quelle insegne poteva esserci un diadema. Lo stesso Museo del Duomo parla di un'insegna tardoantica, «forse ostrogota», passata poi ai re longobardi.

E il chiodo? La nota del 1159 lascia aperta una domanda. Se il ferro era posto sopra la corona, era forse un elemento separato, che oggi non c'è più?

La domanda che resta

Mettiamo in fila ciò che sappiamo. Un oggetto d'oro del tempo in cui cade Roma. Un nome, «Ferrea», che nessuno gli avrebbe dato senza una ragione. Un documento del XII secolo che parla di ferro sopra la corona. Un cerchio d'argento che la scienza ha tolto di mezzo. Due piastre mancanti. E quasi cinquant'anni, tra il 1273 e il 1319, in cui il tesoro è rimasto in pegno, lontano dal Duomo.

La corona è ancora nella cappella di Teodolinda. La Chiesa continua a venerarla.

Le analisi hanno dimostrato che il chiodo non è dove tutti lo cercavano. Non hanno dimostrato che non sia mai esistito. Se per secoli l'hanno chiamata di ferro, che cosa c'era su quella corona prima che finisse in pegno?