Qualunque sia la sua origine, la corona entra nella storia e non ne esce più. La tradizione la vuole sulla testa di Carlo Magno nel 774, quando diventa re dei Longobardi. Nel 996 incorona a Pavia Ottone III. Nel 1026 Corrado II. Nel 1155 Federico Barbarossa. Nel 1355 Carlo IV. Nel 1530, a Bologna, Carlo V: è l'ultima incoronazione celebrata da un papa.
L'elenco è più lungo. Corrado di Lorena nel 1093 a Milano, Corrado III nel 1128 a Monza, Sigismondo nel 1431. Chi vuole regnare sull'Italia passa da quella corona, e chi la custodisce lo sa. Lo sa anche Napoleone: le fonti ricordano che progettò di sottrarla al Duomo di Monza per tenerla con sé.
Dopo Napoleone tocca a Ferdinando I d'Austria, il 6 settembre 1838 a Milano: l'unico Asburgo incoronato con lei. Nel 1859, alla vigilia della guerra, gli austriaci la portano a Vienna. Torna nel 1866, dopo l'annessione del Veneto: viene consegnata a Torino il 4 novembre al generale Menabrea e poi restituita al Duomo di Monza.
Nessun re d'Italia la indosserà. Ma nel 1878 accompagna il funerale di Vittorio Emanuele II, e nel 1900 viene deposta ai piedi della bara di Umberto I, ucciso proprio a Monza. Durante la Seconda guerra mondiale il cardinale Schuster la fa nascondere in Vaticano.
Già nel 1918, negli ultimi mesi della Grande Guerra, era stata messa al sicuro a Roma. Nel 1890 un decreto reale l'aveva inserita nello stemma del Regno. E nel 2023 è entrata in un programma nazionale di tutela del patrimonio. Da quattordici secoli, ogni potere che passa dall'Italia si preoccupa di sapere dove sia.