Il foro di due centimetri
Cracovia, collina del Wawel. Venerdì 13 aprile 1973. Nella cattedrale, un trapano lavora sul muro di una cripta. Non è quella del re che interessa agli studiosi, ma la camera accanto: il foro parte dal sepolcro di Michał Korybut Wiśniowiecki e deve attraversare circa novanta centimetri di pietra. Quando la punta sbuca dall'altra parte, il buco misura appena due centimetri. Lo racconta il diario di Stanisław Kozieł, archeologo capo del Wawel, citato dal giornalista Zbigniew Święch.
Dall'altra parte c'è Casimiro IV Jagellone, re di Polonia. Nessuno, secondo lo stesso Kozieł, era mai entrato in quella camera dal giorno del funerale. Sono passati quasi cinque secoli.
Il foro, però, non mostra niente. Si prova con una piccola lampada, si prova di nuovo. Gli uomini che stanno lavorando quel giorno sono archeologi, conservatori, storici dell'arte e ingegneri del Castello Reale. Nel giro di due anni, quattro nomi legati a quel cantiere finiranno nei necrologi e poi in un libro.
Per capire perché quel muro contasse tanto, bisogna prima sapere chi dormiva dietro.

