La cassa di legno di San Juan de Collata
San Juan de Collata, provincia di Huarochirí, sulle Ande peruviane. Un villaggio remoto. Dentro una cassa di legno, custodita dagli abitanti, ci sono due oggetti che a prima vista sembrano matasse di corde sfilacciate. Sono due quipu, o khipu, come preferiscono scrivere gli studiosi di oggi: cordicelle di fibra animale, ritorte, colorate e annodate. Risalgono alla fine del Settecento.
Per gli abitanti del villaggio non sono semplici reperti. Secondo la tradizione locale sono scritti sacri di due capi del luogo e raccontano una ribellione contro le autorità spagnole. Non conti, non inventari: parole.
Le autorità del villaggio hanno invitato a esaminarli un'antropologa, Sabine Hyland, dell'Università di St Andrews, in Scozia. La sua ricerca è stata finanziata dalla National Geographic Society. Hyland studia i quipu da oltre un decennio. Quando apre la cassa e comincia a contare le cordicelle, si trova davanti a una domanda che divide gli studiosi da generazioni: gli Inca sapevano scrivere?


