La sonda nel buio
Nel 2010 un piccolo robot, alto circa tre piedi e dotato di braccia meccaniche e di una telecamera, si cala davanti a un ingresso che qualcuno ha riempito di pietre. Non è un crollo. Non è una frana. Secondo la fonte, quell'ingresso fu «deliberatamente bloccato» dagli abitanti della città, con un cumulo di rocce a circa quaranta piedi di profondità, più o meno dodici metri.
Chi chiude un passaggio con un muro di pietre ha qualcosa da proteggere. Oppure qualcosa da tenere dentro.
A manovrare la macchina sono gli archeologi dell'Università Nazionale del Messico. Ci hanno messo anni per arrivare a questo punto. Il robot esplora, scava, filma. E quello che le immagini mostrano ha un nome che ogni archeologo sogna e teme: un tunnel mai aperto. Per capire perché qualcuno lo sigillò, bisogna prima capire dove ci troviamo.


