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Murato di proposito: cosa nasconde il tunnel sotto Teotihuacan?

Un robot di meno di un metro scende nel tunnel che gli abitanti di Teotihuacan chiusero con le pietre. Dentro, oggetti rituali e forse la tomba di un re.

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Murato di proposito: cosa nasconde il tunnel sotto Teotihuacan?

La sonda nel buio

Nel 2010 un piccolo robot, alto circa tre piedi e dotato di braccia meccaniche e di una telecamera, si cala davanti a un ingresso che qualcuno ha riempito di pietre. Non è un crollo. Non è una frana. Secondo la fonte, quell'ingresso fu «deliberatamente bloccato» dagli abitanti della città, con un cumulo di rocce a circa quaranta piedi di profondità, più o meno dodici metri.

Chi chiude un passaggio con un muro di pietre ha qualcosa da proteggere. Oppure qualcosa da tenere dentro.

A manovrare la macchina sono gli archeologi dell'Università Nazionale del Messico. Ci hanno messo anni per arrivare a questo punto. Il robot esplora, scava, filma. E quello che le immagini mostrano ha un nome che ogni archeologo sogna e teme: un tunnel mai aperto. Per capire perché qualcuno lo sigillò, bisogna prima capire dove ci troviamo.

La città degli dèi

Teotihuacan sorge a circa cinquanta chilometri a nord-est di Città del Messico. Il nome lo diedero gli Aztechi, secoli dopo il declino della metropoli, quando trovarono piramidi enormi e nessuno in grado di spiegarne l'origine. Di solito lo si traduce come «il luogo dove gli uomini diventano dèi».

Non sappiamo come la chiamassero i suoi costruttori. Restano la Piramide del Sole, quella della Luna, il lungo Viale dei Morti. Restano pochissimi testi scritti che raccontino i re, le guerre, il crollo. È una grande città senza una storia scritta, e proprio per questo ogni camera nascosta vale più di un libro.

Qui il tunnel diventa qualcosa di più di un vuoto sotto terra. In una città che ha lasciato così poche parole, un passaggio chiuso a regola d'arte è un messaggio. Il problema è che nessuno ha ancora imparato a leggerlo.

Radar, 2003 e sette anni di attesa

Il passaggio non è stato trovato con una pala. Nel 2003 i ricercatori dell'Università Nazionale del Messico lo individuano con il radar, cioè leggendo il sottosuolo come si legge una radiografia. Sullo schermo compare un vuoto dove non dovrebbe esserci nulla. Un condotto fatto dall'uomo.

La fonte che abbiamo consultato, il sito Geoengineer, a sua volta cita la BBC e l'Università del Texas. Racconta che il gruppo raggiunge l'ingresso principale soltanto nel 2010, perché la pianificazione e la raccolta dei fondi hanno rallentato tutto. Sette anni di attesa tra il segnale e la prima immagine.

Altre cronache, che andranno verificate sulle fonti originali, attribuiscono la guida della ricerca all'archeologo Sergio Gómez e collocano il tunnel sotto il Tempio del Serpente Piumato, uno degli edifici più sacri della città. Se è così, il dettaglio cambia il peso di tutto. Un tunnel sotto un tempio non è una fogna. È un percorso. E i percorsi portano da qualche parte.

Il muro di pietre

Qui sta il cuore del caso. Per la fonte, l'ingresso era coperto di rocce, messe lì di proposito. Nessun terremoto, nessuna ritirata disordinata di un popolo in fuga: una scelta presa e messa in pratica da chi viveva in quella città.

Il tunnel, sempre secondo la fonte, è lungo parecchie centinaia di piedi. Una misura esatta non viene data. È dentro questo passaggio che il robot lavora, rimuove, filma. E dalla terra, lungo il percorso, emergono quelli che il resoconto chiama «molti oggetti rituali».

La fonte non dice quanti siano e non dice di che tipo. Dice però dove potrebbero trovarsi: in quella che potrebbe essere una tomba reale. Il condizionale è d'obbligo, perché non c'è un sarcofago aperto, non c'è un nome inciso, non c'è un re con una corona di giada accanto. C'è una galleria, una chiusura volontaria e una serie di offerte lasciate nel buio. Gli archeologi ritengono che il tunnel conduca alle camere funerarie degli antichi governanti. Ritengono. Non hanno ancora potuto dire di aver visto.

Tombe sigillate: i precedenti

Teotihuacan non è nuova a queste sorprese. Altre cronache ricordano un'altra cavità sotto la Piramide del Sole, individuata nel 1971 e spesso descritta come una grotta naturale rimodellata dall'uomo. Anche questo dato va controllato, ma indica una tendenza: gli antichi abitanti scavavano sotto i loro templi.

Il confronto con altre civiltà è inevitabile. A Palenque, nel 1952, l'archeologo Alberto Ruz Lhuillier arrivò alla camera funeraria del re Pakal scendendo una scala che era stata riempita di detriti. In Egitto, molte tombe reali furono protette con corridoi riempiti di pietrame, e proprio un ingresso nascosto sotto le macerie portò alla tomba di Tutankhamon.

Il filo rosso è sempre lo stesso. I potenti venivano nascosti sotto i luoghi sacri e le strade per raggiungerli venivano cancellate. Teotihuacan ha fatto lo stesso, con le sue pietre e con i suoi silenzi. La differenza è che qui nessuno ha lasciato scritto a chi appartenesse quel sepolcro.

Ipotesi, obiezioni e un metallo liquido

La lettura prudente è quella degli archeologi: un tunnel rituale che porta a camere dove riposavano i sovrani. Ma la stessa fonte usa un «forse». Una tomba reale possibile, non dimostrata. Nessuna mummia, nessun nome, nessuna iscrizione che dica chi giaccia laggiù.

C'è poi l'obiezione più ovvia: un passaggio sotto un tempio può avere un valore simbolico, non funerario. Nel mondo mesoamericano ciò che sta sotto terra è spesso la porta dell'aldilà. Percorrere il tunnel poteva significare, per i sacerdoti, scendere tra i morti, e per farlo non serviva un sepolcro.

Cronache successive, da verificare, parlano di mercurio liquido trovato nelle profondità dei tunnel. Resta un'ipotesi da confermare con i rapporti ufficiali.

Infine c'è il filone alternativo. Alcuni autori di archeologia di frontiera si chiedono se la città custodisca conoscenze perdute e collegano Teotihuacan alle teorie sugli antichi astronauti. Sono idee prive di prove archeologiche. Ma spiegano perché ogni camera nascosta di questa città faccia discutere anche fuori dall'accademia.

Perché conta

Perché Teotihuacan è la grande metropoli senza nome. Non conosciamo i suoi re, non conosciamo la lingua dei suoi governanti, non conosciamo con certezza le ragioni del suo declino. Una sepoltura reale intatta sarebbe la prima occasione di guardare in faccia uno di loro.

Ogni oggetto rituale è una frase di un libro mai scritto. Il materiale, la forma, la posizione dentro il tunnel possono dire chi veniva onorato, chi officiava, quali dèi si invocavano. E poi c'è il metodo: l'uso di un robot per entrare dove un uomo non passa mostra come si possa indagare un luogo senza distruggerlo.

Un avviso di prudenza. La nostra fonte risale al 2014 e fotografa lo stato della ricerca di allora. Gli sviluppi successivi andranno controllati su pubblicazioni ufficiali prima di dare per acquisito qualsiasi dettaglio sulla tomba.

Quello che sta dietro la pietra

Gli studiosi leggono quel muro di rocce come una protezione: i sovrani vanno custoditi, i santuari vanno chiusi. Chi invece interpreta il tunnel come una porta dell'oltretomba aggiunge un dettaglio che gela. Una porta si sigilla per tenere fuori chi sta di qua. Ma si sigilla anche per trattenere chi sta di là.

Gli abitanti di Teotihuacan lo hanno chiuso con le pietre, a circa dodici metri di profondità, e lo hanno lasciato così.

Il robot è entrato lo stesso.