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Oak Island: il pozzo del tesoro che ha ucciso 6 uomini

Una buca scoperta nel 1795 ha inghiottito scavi, soldi e sei vite. Che cosa nasconde davvero il Money Pit della Nuova Scozia?

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Oak Island: il pozzo del tesoro che ha ucciso 6 uomini

Il buco nel bosco

Estate del 1795. Un uomo di nome Daniel McGinnis cammina su un'isola della Nuova Scozia, in Canada. Cerca un posto adatto a una fattoria. Nel terreno trova una depressione. Chiama John Smith e Anthony Vaughn. Cominciano a scavare.

A circa sessanta centimetri sotto la superficie battono su lastre di pietra. Scavano ancora. Arrivano a circa nove metri. Poi smettono. Le fonti ne danno una ragione sola: un "timore superstizioso".

Esiste anche un'altra versione, più tarda. Qui i protagonisti sono quattro ragazzi e la scoperta avviene durante una battuta di pesca. La data e i nomi cambiano a seconda di chi racconta. Il pozzo, invece, è rimasto lo stesso. Lo chiamano Money Pit, il "pozzo del denaro".

Da quel giorno ci hanno scavato dentro per oltre due secoli. Il conto, per ora, è sei morti. Nessun tesoro.

L'isola del pozzo

Oak Island, l'isola delle querce, è un lembo di terra davanti alla costa della Nuova Scozia. Ha un pozzo, e attorno al pozzo una storia che cresce da due secoli.

I racconti più tardi dicono che nello scavo ci fossero piattaforme di quercia ogni tre metri. Le fonti più antiche, però, parlano soltanto di "segni". È il primo punto da tenere a mente: la leggenda è più ordinata dei documenti.

Attorno al 1802 arriva la compagnia Onslow. Gli uomini scendono fino a circa ventisette metri. Trovano strati di carbone, di mastice e di fibra di cocco. Trovano anche una pietra con delle incisioni. Poi il pozzo si allaga. L'acqua arriva a circa diciotto metri.

Chi riempie un buco con fibra di cocco, in Nuova Scozia, nel Settecento? E perché il pozzo si allaga ogni volta che gli scavi si spingono in profondità?

Gli uomini del pozzo

La compagnia Truro lavora tra il 1849 e il 1851. Usa una trivella. A circa trenta metri la punta incontra "metal in pieces", frammenti di metallo, come riferiscono le fonti. Il pozzo si allaga di nuovo. Si ipotizza che il fondo originale sia crollato e che il presunto tesoro sia caduto più giù. La compagnia fallisce nel 1851.

Nel 1861 una caldaia che alimentava una pompa esplode. È la prima morte. Nel 1897 Maynard Kaiser cade e muore. È la seconda.

Poi il silenzio. Poi il 1965. Robert Restall, suo figlio, Karl Graeser e Cyril Hiltz muoiono nel pozzo per le esalazioni di idrogeno solforato. Un altro uomo, Andy DeMont, viene salvato. In quell'anno Reader's Digest pubblica un resoconto dello scavo di Restall.

Con le quattro vittime del 1965 il totale arriva a sei. Nelle versioni popolari c'è una frase che ritorna: sette uomini devono morire prima che il tesoro sia trovato. La frase è una leggenda ripetuta da oltre un secolo. Non è un documento. Ma sul sito sei morti ci sono, e il conto è rimasto aperto.

Le prove

La prima prova è la fibra di cocco. Nel 1851 se ne riferisce sotto la spiaggia di Smith's Cove. Da qui nasce l'idea di un tunnel artificiale che portava l'acqua di mare nel pozzo, come una trappola. Lo Smithsonian ha concluso che il materiale è davvero fibra di cocco. Questo non dimostra che esista un tunnel.

La seconda è la pietra con le incisioni, detta "pietra dei 90 piedi". La cita per la prima volta un articolo dell'Halifax Sun and Advisor del 2 luglio 1862, basato su una lettera di J. B. McCully. Poi la pietra segue una strada poco gloriosa. Finisce nel camino della famiglia Smith. Nel 1909 Bowdoin la vede e non riesce a leggere nessun simbolo. In seguito viene usata come pietra da battitura in una legatoria di Halifax e abbandonata nel 1919. Dopo il 1919 le fonti non la seguono più, e dell'iscrizione restano solo le letture.

La terza è un frammento di pergamena di pelle di pecora, recuperato nel 1896. Porta due lettere a inchiostro di china, "vi" o "wi". Tutto qui.

Nel 1931 William Chappell trova a circa trentanove metri un'ascia, un'ancora a marra e un piccone da minatore della Cornovaglia. Nel 1971 la Triton Alliance scava un pozzo di settantadue metri fino alla roccia. Le immagini di una telecamera subacquea mostrerebbero possibili casse e resti umani. Nessuna verifica indipendente le ha confermate.

Le parole sulla pietra

Se la pietra è perduta, chi l'ha letta? Qui il mistero diventa un gioco di traduzioni.

Nel prospetto del 1893 Liechti la leggeva così: "Dieci piedi sotto sono sepolte due milioni di sterline". Dopo che nel 1949 lo scrittore Edward Rowe Snow introdusse dei simboli, circolò una lettura che parlava di quaranta piedi. Alla fine degli anni Settanta Barry Fell vi riconobbe simboli copti e un testo su peste e preghiera. Gli accademici non lo considerano credibile. Daniel Ronnstam vi vede la cifra duale di Francis Bacon. La sua è una fonte autopubblicata.

Quattro letture, quattro tesori diversi. Nessuno può verificarle, perché la pietra è sparita dalle fonti nel 1919.

Pirati, Templari, regine

Chi ha riempito il pozzo? La risposta cambia con ogni libro.

La più antica è Capitan Kidd. Poi Barbanera. Poi i Templari e i massoni: secondo Steven Sora avrebbero nascosto qui il Graal oppure l'Arca dell'Alleanza. Penn Leary, nel 1953, propone Francis Bacon e i Rosacroce. Altri parlano dei gioielli di Maria Antonietta, fuggiti a Londra e poi in Nuova Scozia, ma la storia non è documentata. Crooker evoca gli Inca, i Templari o i massoni. Altri ancora pensano alle truppe britanniche che nel 1762 avrebbero stoccato qui il bottino di Cuba. Godwin pensa a ingegneri francesi che nascondevano il tesoro della fortezza di Louisbourg.

Sono tutte ipotesi. Nessuna ha una prova.

Poi ci sono le obiezioni, e pesano. Nel 1995 il Woods Hole Oceanographic Institution attribuì gli allagamenti a un'interazione naturale tra la falda d'acqua dolce dell'isola e la marea. I cosiddetti "five finger drains", per molto tempo prova di un sistema di drenaggio artificiale, oggi sono considerati resti di una antica salina. Joe Nickell propone una dolina carsica, con alberi caduti scambiati per piattaforme. Joy Steele pensa a una fornace per catrame.

Secondo questa lettura, il pozzo è un buco naturale e la leggenda è cresciuta con gli scavi. È la spiegazione che i cercatori amano meno.

Perché l'isola non si arrende

Nel 1965 Robert Dunfield scava con una gru da settanta tonnellate fino a circa quarantun metri. Nel 2006 i fratelli Rick e Marty Lagina comprano la metà della società che gestisce le ricerche. Dal 2014 la serie "The Curse of Oak Island" va in onda su History e porta il pozzo davanti al grande pubblico. Nel 2016 i sommozzatori scendono nel pozzo 10-X. Non trovano alcun manufatto.

Nel Lot Five, un'altra parte dell'isola, spunta un mezzo real spagnolo d'argento del 1781. Un solo pezzo. Dal primo gennaio 2011 una legge provinciale, l'Oak Island Treasure Act, regola le ricerche con licenza. Una caccia al tesoro che ha bisogno di una legge è una caccia che non finisce.

Il pozzo, intanto, ha prodotto libri, documentari e teorie. Ha prodotto anche una leggenda dei sette morti che lascia ancora un posto libero.

L'ultimo posto

La lettura più scomoda è quella degli scettici. Secondo chi la sostiene, nel Money Pit non c'è mai stato niente da trovare. Sarebbe un buco nel terreno, scavato dall'acqua. Gli uomini che sono scesi a cercare il tesoro sono morti per un vuoto.

Oltre duecento anni di scavi hanno restituito legno, fibra di cocco, argilla, qualche attrezzo, un frammento di pergamena con due lettere. Sei uomini sono morti. Il settimo posto, nella leggenda, è ancora libero.