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Tunnel di 1.305 metri sotto un tempio: porta alla tomba di Cleopatra?

Un tunnel di 1.305 metri, tre santuari, un lago sacro e monete con il volto della regina. Dal 2005 una archeologa cerca la tomba di Cleopatra sotto un tempio.

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Tunnel di 1.305 metri sotto un tempio: porta alla tomba di Cleopatra?

Il tunnel che non finisce

Milletrecentocinque metri sono più di un chilometro. Il tunnel di cui parliamo ne misura 1.305, scavati nella roccia sotto un tempio vicino ad Alessandria, in Egitto. Gli esperti di architettura lo hanno definito un «miracolo di ingegneria». Qualcuno, in un'epoca lontana, ha scavato un passaggio così lungo per portare da qualche parte qualcuno o qualcosa.

Dove? La domanda ha una risposta che divide. Per la squadra che lavora sul sito, quel corridoio potrebbe condurre alla tomba perduta di Cleopatra, l'ultima regina d'Egitto. La fonte che abbiamo consultato è prudente: il tunnel «potrebbe» arrivarci. Non dice che ci sia arrivato.

Prima di seguirlo, conviene capire chi sta cercando e dove.

Un tempio vicino ad Alessandria

La fonte colloca il sito nei pressi di Alessandria e non lo nomina. Altre cronache lo identificano con Taposiris Magna, un antico tempio dedicato a Osiride, dio dei morti, di epoca tolemaica. Il nome andrà verificato, ma il contesto ha un peso: Osiride è il sovrano dell'aldilà egizio, e la regina che si faceva chiamare nuova Iside, sua sposa, avrebbe avuto buone ragioni religiose per legarsi a un luogo simile.

Questa è l'idea di fondo, ed è un'idea attribuita a chi la sostiene, non un dato di fatto. La Cleopatra della storia morì nel 30 a.C. Le fonti antiche, tra cui Plutarco, raccontano che Ottaviano permise di seppellirla accanto a Marco Antonio. Nessuno ha mai identificato quel sepolcro. Il luogo esatto, due millenni dopo, resta uno dei grandi vuoti dell'archeologia.

L'archeologa che scava dal 2005

Il nome che la fonte fa è quello di Kathleen Martinez. Il resoconto la indica come una delle archeologhe impegnate nel sito e non dice espressamente che guidi la ricerca. Dice però una cosa precisa: la sua caccia alla tomba di Cleopatra è iniziata nel 2005.

Altre cronache la descrivono come archeologa di origine dominicana e come la figura che ha sostenuto per prima l'ipotesi del tempio di Osiride. L'informazione è da controllare. Ciò che conta è la durata: dal 2005 sullo stesso sito, senza arrendersi, per inseguire un'idea che la maggior parte della comunità scientifica trattava, all'inizio, come un'ipotesi azzardata.

Gli scavi, nel frattempo, hanno restituito qualcosa. Non la tomba. Qualcosa che le assomiglia in modo scomodo.

Le prove: santuari, lago e monete

Il resoconto elenca ciò che è venuto alla luce. Un centro religioso con tre santuari. Un lago sacro. Statue. Oro. E una raccolta di monete con il volto di Cleopatra.

Le monete sono il dettaglio che accende le fantasie, e anche quello da maneggiare con più cura. Una moneta con il volto di una regina dimostra che quel volto circolava in quel luogo. Non dimostra che la regina vi sia sepolta. La monetazione tolemaica era diffusa e la presenza di conî con la sua immagine in un sito del suo regno è, di per sé, un fatto prevedibile.

Poi c'è il tunnel: 1.305 metri di corridoio, definito dagli esperti di architettura un «miracolo di ingegneria». Opere così non si realizzano senza un motivo, e il motivo deve essere grande. Nulla nella fonte spiega a quale scopo fosse stato scavato. Ogni risposta, oggi, è un'ipotesi.

Sepolcri che nessuno trova

La storia dell'Egitto è piena di tombe sparite. Il sepolcro di Alessandro Magno, che ad Alessandria era meta di pellegrinaggio per secoli, è svanito dalle fonti senza lasciare un indirizzo. Nella città le cronache antiche parlano di terremoti, di onde, di rivolte, di costruzioni crollate. Una parte del quartiere reale giace oggi sotto il mare.

Il caso più celebre di riscoperta resta Tutankhamon nel 1922: la tomba di un faraone minore, sopravvissuta quasi intatta perché sepolta dalle macerie di un'altra tomba. Una regina come Cleopatra, l'ultima, la più discussa, ha un destino opposto. Il suo nome è su ogni libro e la sua tomba su nessuna mappa.

Chi sostiene la ricerca nel tempio di Osiride lo fa partendo da qui: se la tomba non è sotto il mare, deve essere in un luogo che nessuno ha mai pensato di cercare.

Ipotesi e obiezioni

La teoria della tomba nel tempio è affascinante e, per ora, indimostrata. La fonte non dice che il tunnel sia stato percorso fino in fondo, non dice che sia stata trovata una camera funeraria e non dice che vi siano resti umani. Molti egittologi, per principio, restano cauti: finché non emergono iscrizioni, sarcofagi o resti identificabili, il nome di Cleopatra resta una speranza.

Esiste poi la spiegazione prudente: un tunnel così lungo sotto un tempio potrebbe avere funzioni rituali o ingegneristiche, come un canale di drenaggio, un percorso processionale, un collegamento con il lago sacro. Sono ipotesi attribuite agli studiosi più scettici, non conclusioni.

C'è infine la leggenda. Le fonti antiche raccontano che la regina morì per il morso di un aspide, e tuttora c'è chi dubita che il racconto sia esatto. Altri, fuori dall'accademia, sostengono che i sacerdoti di Osiride abbiano nascosto la tomba proprio per sottrarla ai Romani. Sono voci, non fatti.

Perché conta

Perché Cleopatra è la regina più famosa dell'antichità e, paradossalmente, una delle meno conosciute. Sappiamo come la raccontarono i suoi nemici romani. Sappiamo poco di come volesse essere ricordata da sé.

La fonte lo scrive senza giri: se il tunnel porta davvero alla sua tomba, potrebbe trattarsi della scoperta più importante del secolo. È una frase di giornalista, ma poggia su una verità: la sepoltura di una sovrana del suo rango, intatta o quasi, ci darebbe iscrizioni, oggetti, forse perfino resti.

Un avvertimento. La nostra fonte è un testo didattico e non riporta immagini, date di scoperta o dichiarazioni dirette degli scavatori. Prima di dare per certo qualsiasi dettaglio, va confrontata con le comunicazioni ufficiali delle autorità egiziane.

L'ultimo inganno

Chi sostiene la teoria del tempio ne trae una conseguenza che inquieta. La donna che sfidò Roma in vita avrebbe sfidato Roma anche da morta: scegliere un tempio di Osiride, il dio dei morti, significherebbe essere sepolta come una dea, lontano da chi la voleva sconfitta e dimenticata.

Duemila anni dopo, nessuno ha una prova che sia andata così. Sotto quel tempio corre una galleria di 1.305 metri e, in fondo, per ora, c'è soltanto un condizionale.