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10 ottobre 19 d.C.: Germanico muore, nei muri tavolette maledette

Antiochia, 19 d.C.: l'erede di Roma muore a 33 anni. Nei muri di casa, resti umani e lamine di piombo con il suo nome. Veleno o magia nera?

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10 ottobre 19 d.C.: Germanico muore, nei muri tavolette maledette

Un male che nessuno sa spiegare

Antiochia, Siria. Autunno del 19 d.C. Germanico, il generale più amato di Roma, nipote e figlio adottivo dell'imperatore Tiberio, è a letto con un male che nessuno sa spiegare.

Lui un colpevole ce l'ha: Gneo Calpurnio Pisone, governatore della Siria, con cui è ai ferri corti da mesi.

Il nome inciso nel piombo

Poi qualcuno fruga nella casa. Lo racconta Tacito negli Annali: dal pavimento e dai muri escono resti di corpi umani, formule magiche, ceneri semibruciate e sporche di sangue. E lamine di piombo con inciso un nome: Germanico.

Sono defixiones, le tavolette con cui i Romani consegnavano un nemico agli dèi degli inferi. Chi le ha nascoste lì?

Il 10 ottobre Germanico muore. Ha 33 anni. Prima di spegnersi accusa Pisone e sua moglie Plancina. Il corpo viene esposto nel foro di Antiochia: c'è chi vi riconosce i segni del veleno e chi no, annota Tacito, secondo ciò che ciascuno è già disposto a credere.

Un processo senza sentenza

Nel 20 d.C. Pisone finisce a processo davanti al Senato. Non arriva alla sentenza: muore prima, ufficialmente suicida. Il decreto che lo condanna è riemerso su tavole di bronzo trovate in Andalusia, nella provincia di Siviglia, tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento.

Il veleno non fu mai provato. Restano le tavolette di Tacito, e un orfano di sette anni: Gaio, che Roma chiamerà Caligola.

Malattia, veleno o maledizione: chi voleva che quell'erede non arrivasse mai al trono?