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Osireion di Abido: il cenotafio di Seti I sepolto nell'acqua

Dietro il tempio di Seti I, ad Abido, una sala di granito circondata dall'acqua. Un re, un geografo greco e una data che gli studiosi ancora discutono.

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Osireion di Abido: il cenotafio di Seti I sepolto nell'acqua

Il corridoio sotto la sabbia

Abido, Alto Egitto. Fine della stagione di scavo 1902.

Flinders Petrie e Caulfeild stanno lavorando dietro il grande tempio di Seti I. Sotto i loro piedi la sabbia nasconde qualcosa. Poi compare un passaggio. È rivestito di pietra e corre per 69 metri. Nel 1903 è Margaret Murray a continuare lo scavo, in modo limitato. Nel 1904 pubblica il libro che fa conoscere al mondo la scoperta: The Osireion at Abydos.

In fondo al corridoio c'è una sala enorme, costruita con blocchi di dimensioni fuori dall'ordinario per l'Egitto. Granito, arenaria, calcare. Pilastri massicci. E, al centro, un'isola di pietra circondata dall'acqua.

Un secolo dopo, gli studiosi discutono ancora. Chi ha costruito questo edificio, e perché lo ha costruito sotto il livello del suolo, dentro l'acqua?

La città di Osiride

Per capire l'Osireion bisogna prima capire Abido. Il sito si trova nel governatorato di Sohag, in Alto Egitto, a circa 11 chilometri a ovest del Nilo. Divenne il centro del culto di Iside e Osiride.

Circa un miglio dentro il deserto si estende Umm el-Qa'ab, il cui nome significa "la madre dei vasi": i cocci lasciati dai pellegrini. Lì furono sepolti i primi sovrani d'Egitto, tra cui Narmer, datato intorno al 3100 a.C. Con il tempo la tomba del re Djer fu reinterpretata come la tomba di Osiride in persona. Dall'epoca della Quinta Dinastia, il dio locale Khentiamentiu veniva visto come il re defunto nell'aldilà. Nel Primo Periodo Intermedio si fuse con Osiride, e il suo nome divenne uno degli epiteti del dio.

La cappella funeraria di Pepi I crebbe fino a diventare il Grande Tempio di Osiride. Le famiglie ricche registrarono nelle proprie tombe i pellegrinaggi compiuti fin laggiù. Per molti, essere sepolti ad Abido, o almeno avervi lasciato un ricordo, voleva dire stare vicino al dio della rinascita.

In questo paesaggio sacro, a circa mezzo miglio a sud degli altri templi, un faraone del tredicesimo secolo a.C. decise di costruire il proprio monumento.

Il re che costruì due templi

Seti I regnò dal 1294 al 1279 a.C. circa. Il suo tempio di Abido è tra i meglio conservati d'Egitto. Ha pianta a L, è costruito in calcare e arenaria, con due cortili e due sale ipostile che contengono in tutto 36 colonne. Ci sono sette cappelle: sei per le divinità Osiride, Iside, Horus, Amon-Ra, Ra-Horakhti e Ptah, e una per il re stesso come dio.

Seti morì prima di vedere il lavoro concluso. Fu Ramses II a proseguirlo, modificando il progetto.

Nella Galleria degli Antenati si trova la celebre Lista dei Re di Abido: il re e il figlio offrono omaggi ai sovrani del passato, da Narmer fino al padre di Seti, Ramses I. Mancano i re Hyksos della Quindicesima Dinastia e Akhenaton, forse perché i loro tempi erano associati a debolezza e divisione. Una selezione precisa, quindi, di chi meritava di essere ricordato.

Dietro le cappelle, raggiungibile attraverso quella di Osiride, si nasconde l'Osireion. Gli studiosi lo considerano la tomba simbolica di Seti, trasformato in Osiride dopo la morte. Un cenotafio: un monumento funebre dove il re non è sepolto.

Una sala di granito nell'acqua

Che cosa vede oggi chi scende laggiù?

Si entra da un passaggio lungo 69 metri, rivestito di pietra. Sulle pareti ci sono scene tratte dai libri funerari che accompagnavano il re nell'aldilà. Sulla parete occidentale compaiono testi del Libro delle Porte, su quella orientale testi incompiuti del Libro di ciò che è nell'Aldilà. In una camera meridionale è scolpito il capitolo 168 del Libro dei Morti. Secondo la rivista Ancient Egypt, le scene nel corridoio d'ingresso furono completate da Merenptah, nipote di Seti.

Poi si apre la sala centrale. Al suo interno ci sono dieci pilastri di forma quadrata o rettangolare, che reggevano un tempo le travi del soffitto. Secondo il Madain Project, sette sono ricavati da un unico blocco di granito e tre sono composti da due pezzi. Pilastri, travi e lastre del tetto erano di granito. Le pareti e l'isola centrale sono di arenaria, con il calcare dietro i muri. Del tetto resta poco.

Attorno all'isola corre un canale d'acqua profondo almeno 10,4 metri; la sua profondità totale non è ancora stata stabilita. Nelle pareti si aprono 17 piccole celle: sei su ciascun lato lungo e una sul fondo, descrive Naville.

L'edificio fu costruito per assomigliare a una tomba reale della Diciottesima Dinastia, come quelle della Valle dei Re. Al posto del sarcofago, però, c'è un'isola. Secondo la rivista Ancient Egypt, potrebbe simboleggiare la prima terra che emerge dalle acque primordiali del caos.

Cosa sappiamo con certezza

Partiamo dai fatti, uno alla volta.

Primo: la scoperta. Petrie e Murray trovano l'edificio nel 1902–1903. Poi il lavoro passa a Édouard Naville e a Henri Frankfort per conto della Egypt Exploration Society. Frankfort completa lo sgombero del corridoio d'ingresso nel 1925, e intorno a quella data il Dipartimento delle Antichità fa coprire con un tetto le pareti decorate. Il rapporto finale, The Cenotaph of Sety I at Abydos, esce nel 1933 in due volumi.

Secondo: la presenza di Seti I. Le pareti portano numerosi cartigli del re. I mattoni di fango del pozzo e del muro di cinta sono bollati con il suo nome. Gli scavatori della Egypt Exploration Society trovarono una scritta, "Menmaatra [Seti I] è benefico per Osiride", che si ritiene essere il nome antico della struttura. Nel passaggio d'ingresso alcuni graffiti di sacerdoti delle Dinastie XXI e XXII chiamano l'edificio "il luogo nascosto dell'aldilà di Menmaatra" e "Casa della nascita di Iside".

Terzo: i modelli. La decorazione del corridoio richiama i testi e le immagini delle tombe della Valle dei Re. Le tombe tebane delle Dinastie XXV e XXVI sembrano a loro volta ispirate al suo disegno.

Quarto: il rapporto della Egypt Exploration Society del 1933 conclude che l'edificio fu costruito durante il regno di Seti I.

Fin qui, tutto torna. Ma non tutto.

Il punto che non torna

La sala è troppo diversa da tutto il resto.

Il tempio di Seti, a due passi di distanza, è elegante e ricco di rilievi. L'Osireion, al confronto, appare spoglio e monumentale. I blocchi sono molto più grandi del solito per un monumento egizio. Lo stile è insolito, la profondità è insolita, e il ruolo religioso dell'edificio non è del tutto chiaro.

Dietro a questa stranezza c'è un testimone antico. Il geografo Strabone, nel primo secolo a.C., descrive ad Abido una costruzione reale con una fonte a grande profondità, raggiungibile attraverso gallerie a volta fatte di monoliti. Gli scavatori moderni hanno battezzato il bacino sotterraneo "il pozzo di Strabone". Strabone propone che il costruttore potesse essere Ismandes o Mandes, nome che una nota identifica con Amenemhat III, della Dodicesima Dinastia: un re vissuto molti secoli prima di Seti. Se il geografo non sapeva dire chi avesse costruito l'edificio, è possibile che l'origine fosse già dimenticata ai suoi tempi.

Poi c'è Naville. Nel suo testo del 1914, riportato da una pagina divulgativa che cita un estratto dello Smithsonian, scrive che non esistono indicazioni certe sulla data di costruzione, ma che stile e materiali suggeriscono "grandissima antichità". Aggiunge che non si sarebbe sorpreso se il serbatoio di Abido fosse "la struttura più antica d'Egitto". Per lui, però, la Sala di Osiride era un'aggiunta più tarda, costruita sottoterra quando Seti edificò il tempio.

Per quel luogo, la domanda sull'età non si è mai chiusa del tutto.

Le ipotesi in campo

Ecco come si schierano le posizioni.

La prima è l'ipotesi tradizionale. Peter J. Brand, nella sua tesi del 1998 e in un lavoro del 2000, indica i numerosi cartigli di Seti I e sostiene che la struttura "può essere datata con sicurezza al regno di Seti". Brand ricorda però un limite: i faraoni scrivevano spesso il proprio nome sopra quello di predecessori, quindi un nome da solo non prova che l'edificio sia stato costruito allora. A sostegno dell'ipotesi pesano anche il contesto, cioè la vicinanza al tempio, i testi funerari e il confronto con le tombe della Valle dei Re.

La seconda è quella di Naville, già vista: un nucleo di grandissima antichità, con la Sala di Osiride aggiunta ai tempi di Seti.

La terza è una tesi più radicale. Secondo la voce enciclopedica dedicata all'Osireion, è stato suggerito che la struttura sia molto più antica e sia stata incorporata nel tempio di Seti I, a causa della profondità, dello stile insolito e dello scopo religioso poco chiaro. La stessa fonte precisa che gli archeologi, in generale, respingono l'idea. Sul web circola anche una versione più spinta: "alcuni geologi", mai nominati, avrebbero individuato sui blocchi segni di erosione da pioggia, che implicherebbero un clima molto piovoso tra il 12.000 e il 10.000 a.C. e quindi una costruzione più antica di Göbekli Tepe. Non ho trovato uno studio verificabile a sostegno di questa affermazione: va trattata come una voce, non come un dato.

La quarta riguarda lo scopo, non l'età. L'egittologo Chris Naunton, nella sua pagina di approfondimento, descrive l'edificio come un monumento funerario ma non una tomba, "forse un cenotafio". La forma a isola circondata d'acqua farebbe pensare a un luogo rituale in cui il re rinasceva con il dio, come suggerisce la rivista Ancient Egypt. Le scene del Libro delle Porte e del Libro delle Caverne mostrano il viaggio del sole nel mondo sotterraneo prima dell'alba.

L'acqua che non doveva esserci

Resta il dettaglio più visibile: l'acqua.

Secondo la voce enciclopedica su Abido, parte dell'Osireion contiene oggi acqua a causa della diga di Assuan e dell'innalzamento delle acque. Il bacino, dicono altre fonti, comunica con una fonte sotterranea e poteva servire da pozzo.

Uno studio sugli isotopi dell'acqua, pubblicato sulla rivista egiziana EJARS da ricercatori della Penn State, dell'Università di Sohag e di altri dipartimenti, ha cercato di capire da dove venga. Le analisi non spiegano l'acqua con la semplice evaporazione di nessuna delle sorgenti ipotizzate. Gli autori propongono invece che l'Osireion sia alimentato da una risalita da una falda artesiana semiconfinata, forse integrata da perdite diffuse attraverso lo strato di argille di Esna. L'abstract non dà una risposta definitiva sul perché l'edificio sia sommerso. Considera aperta la domanda: "perché è stato costruito dentro l'acqua?".

C'è dunque una distinzione da fare. Che oggi sia allagato è un fatto. Che fosse allagato da sempre, o che gli antichi l'abbiano progettato apposta per stare nell'acqua, è invece una questione discussa.

La domanda che resta

Che cosa abbiamo, dunque?

Un edificio che porta ovunque il nome di Seti I. Un corridoio decorato con i libri dell'aldilà. Un'isola di pietra circondata da acqua. E un geografo greco che duemila anni fa non sapeva a chi attribuirlo.

La maggior parte degli studiosi vede in questa sala il cenotafio di un re del tredicesimo secolo a.C. che volle farsi Osiride. Qualcuno, a cominciare da Naville, ha pensato che dietro quelle pietre ci fosse qualcosa di più vecchio. Nessuno ha trovato una prova che chiuda la discussione.

Se l'Osireion nacque con Seti, perché scegliere uno stile così diverso da ogni altro edificio del suo regno? E se nacque prima, che cosa c'era in quel luogo, e a chi apparteneva?

SE CI VAI

Egitto, governatorato di Sohag, Alto Egitto. L'Osireion sorge dietro il tempio di Seti I ad Abido, a circa 10 km da El Balyana, il centro più vicino; Luxor è a circa 165 km. Rientra tra i luoghi da vedere ad Abido, ma verifica con un operatore locale se la sala sia accessibile.

Fonti